Acqua

La storia della water defender Milica Kocovic De Santo, per la Giornata mondiale dell’acqua

Milica Kocovic De Santo è un’attivista che si oppone al progetto di una centrale idroelettrica nel cuore del parco nazionale di Stara Planina, tra Serbia e Bulgaria. Raccontiamo la sua storia da water defender per la Giornata mondiale dell’acqua.

a cura di Christian Elia

“Al centro di tutto c’è l’idea che l’economia contemporanea non prevede di mettere in discussione un certo modello di crescita. Anche adesso, che questa ‘ideologia’ economica è diventata globale e mette a rischio la sostenibilità di tutte le risorse planetarie.” Va dritta al punto Milica Kočović De Santo, ricercatrice presso l’Institute of economic sciences di Belgrado, e professoressa associata alla facoltà di Arti drammatiche della capitale serba.

Milica è una delle water defender serbe, che da anni si oppone al progetto di una centrale idroelettrica con svariati canali di derivazione nel cuore del parco nazionale di Stara Planina, un posto magico, vicino al confine tra Serbia e Bulgaria. Per la Giornata mondiale dell’acqua raccontiamo la sua storia.

Ogni fiume è destinato a fare una brutta fine

“Nel parco di Stara Planina, si sta portando avanti un’operazione che potrebbe stabilire un precedente importante: la costruzione di una diga viene presentata come un’iniziativa che va nella direzione dello sviluppo sostenibile. Se passasse questa logica, quasi ogni fiume di montagna, in Serbia, nei Balcani e potenzialmente nel mondo, è destinato a fare una brutta fine. E anche noi”, afferma Milica Kočović De Santo.

Stara Planina, un parco naturale dove è in programma la costruzione di 60 strutture, tra dighe di dimensioni ridotte e la centrale. Le autorità serbe hanno sempre dichiarato che, alla luce della richiesta dell’Unione europea alla Serbia di aumentare la quota di fonti energetiche rinnovabili nel mix energetico, lo stato balcanico ha scelto l’opzione più economica. E che grazie a questa decisione, che è sostenibile, ha attirato molti investitori serbi e stranieri, i cui nomi son spesso  impossibili da reperire.

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Una storia che merita di essere raccontata. “Il movimento Odbranimo reke Stare planine (A difesa dei fiumi di Stara Planina, ndr) è diventato pubblico nel 2018, in rete, diffondendo contenuti informativi e documentari, culturali, artistici e legali che vengono presentati all’interno del gruppo Facebook, che raccoglie circa 90mila iscritti. Un gruppo di cittadini, appassionati e disordinati, senza alcuna ambizione di diventare partito”.

L’obiettivo è quello di dare battaglia per impedire, o comunque rallentare, il progetto della centrale che devasterebbe per sempre il parco. Non abbiamo mai creduto all’idea che l’energia pulita equivalga a sostenibilità.Milica Kočović De Santo

Una lotta su più fronti per la difesa del territorio

“Usiamo metodi differenti – continua l’attivista – a seconda delle situazioni. Per esempio nel febbraio 2020, è stata consegnata al governo, tramite il ministero della Protezione dell’ambiente, una richiesta da parte di una delegazione dei nostri rappresentanti, Aleksandar Jovanović Ćuta, Aleksandar Panić, Desimir Stojanov-Desko, attraverso una performance artistica”.

Tanti gli artisti che hanno partecipato agli eventi di Odbranimo reke Stare planine, incluso il cantante Manu Chao, che hanno appoggiato le richieste del gruppo.

“Chiediamo la rimozione delle condotte posate sul letto del fiume Rakita e il ripristino immediato della situazione precedente. Una delibera esecutiva promulgata da un ispettore del ministero della Protezione ambientale, più di un anno fa. Non è stato fatto nulla. Lo stato che ignora lo stato. Gli investitori hanno approfittato di questa confusione istituzionale per forzare la situazione e posare i tubi”.

Quando lo stato preferisce il privato

“Ogni fiume è vita e questa considerazione è pre-politica. È umana”, continua Milica Kočović De Santo. “Per questo il movimento è cresciuto. Le strategie della nostra lotta sono diversificate: informare il pubblico in modo indipendente; contribuire all’emancipazione della gente comune attraverso la sperimentazione di nuovi spazi eco-culturali e far comprendere che ci riguarda tutti. Tutto quello che abbiamo fatto è stato realizzato nel rispetto delle leggi del nostro Paese, che amiamo. E speriamo di dare, con interventi di comunicazione, ecologici, culturali e legislativi, l’esempio ad altri attori interessati a questo tema che potrebbero seguire il nostro esempio.

Una cartello di prostesta nei Balcani
Una cartello di prostesta nei Balcani, water is life © greenAdventure Frušca Gora
L’acqua e i beni comuni si trovano davanti un destino difficile, perché appartengono alla società, ma vengono accaparrati da singoli individui, che poi restituiscono alla società i danni e gli oneri e traggono il profitto.Milica Kočović De Santo

In questo processo, l’apparato statale opera nell’interesse del settore privato. Tutto questo lo combattiamo con procedimenti e azioni legali collettive contro gli investitori. Questa rete che porta avanti l’attacco ai nostri fiumi, con una logica mafiosa, coinvolge il leader di paese, i ministri, le aziende pubbliche, le amministrazioni locali e gli investitori. Sulla base del caso dell’area protetta di Stara Planina, la sostenibilità delle risorse naturali, della biodiversità e degli ecosistemi, la diversità culturale, la vitalità sociale sono state messe da parte a favore degli interessi economici del settore privato, seguendo un’idea per cui lo sviluppo sostenibile non sarebbe uno sviluppo equilibrato, ma piuttosto un quadro di riferimento per il raggiungimento di una crescita economica primaria, a costo di mettere in pericolo altri pilastri: ambientale, sociale e culturale. In fondo facciamo quello che dovrebbero fare le istituzioni”.

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Numerosi abitanti locali sono intervenuti nelle manifestazioni © Water Grabbing Observatory

Un movimento riconosciuto dalla comunità

Una battaglia che è costata un prezzo alto all’attivista serba e a tanti altri. “I nostri attivisti sono stati regolarmente fermati e identificati per ‘colloqui informativi con la polizia’, anche se vengono sempre più spesso denunciati attraverso varie forme. Ogni settimana, vengono convocati singoli amministratori del gruppo.

A livello locale, nel distretto e nei villaggi di Pirot (città vicina al parco nazionale, ndr), ogni iniziativa portata avanti da membri di spicco del movimento viene bloccata dalle autorità. Diversi attivisti e cittadini locali sono stati citati in giudizio da investitori nel progetto che hanno compiuto violenze fisiche e psicologiche contro la popolazione.

I nostri fondi provengono esclusivamente da donazioni volontarie per contribuire a pagare le cause legali. D’altra parte, quest’anno abbiamo ricevuto il premio del Teatro nazionale di Belgrado come ‘squadra che ha un impatto positivo sulla comunità’. Siamo riconosciuti da entrambe le parti, nel bene e nel male, come un attore sociale e politico e questo ci rende particolarmente felici”.

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Staff di sicurezza mentre sorveglia i lavori della diga © Water Grabbing Observatory

Oltre al sostegno della popolazione locale e di una parte della società civile serba, sono tanti contatti e le connessioni con movimenti simili: “Siamo stati in contatto con attivisti in Kosovo, in Montenegro, in Croazia, in Bosnia Erzegovina, in Albania, in Bulgaria. Soprattutto nei Balcani dunque, dove ci sono sfide sempre maggiori legate alle centrali idroelettriche. Questo ha generato una rete: Blue heart of Europe. Altri attivisti ci hanno contattato, abbiamo avuto alcuni incontri. Non si può dire che abbiamo un coordinamento internazionale comune, ma sarebbe auspicabile, perché temiamo una possibile radicalizzazione, dato che la legge è un vicolo cieco per i cittadini in questo momento in Serbia, dove la libertà di dissenso è in forte pericolo”.

Ma un percorso che possa tenere assieme sviluppo e sostenibilità è possibile. C’è una proposta in questo senso nella piattaforma e su cui Milica ha le idee chiare: “C’è bisogno di sperimentazioni interdisciplinari, con l’obiettivo di mettere in atto soluzioni alternative e sistemiche di sviluppo. Attraverso la creazione di realistiche opportunità, che portino un impatto positivo ai cittadini, in modo più equo in termini di utilizzo, allocazione e creazione delle risorse. Un new deal che sogniamo condiviso e internazionale, per invitare persone che si trovano di fronte a sfide simili a quelle che abbiamo affrontato noi ad agire in modo solidale, un’alternativa economica, sociale, culturale, ambientale può vivere in una pura autonomia eco-culturale, che è in una fase di sviluppo concettuale e che forse dovremmo avviare come esperimento a più livelli”.

Attivisti
Attivisti della rete Blue hearth of Europe, sostenuta da Patagonia © Water Grabbing Observatory

L’autonomia ecoculturale dovrebbe essere avviata come progetto civico dal basso verso l’alto, creando una massa critica emancipata sufficientemente forte, per comprendere il suo ruolo, per insegnare agli altri il ruolo dell’uomo nella società.

L’obiettivo è quello di riportare al centro la legge; il rispetto della Costituzione, lo stato di diritto soprattutto, la legislazione interna e le convenzioni internazionali, e anche mettere in discussione le conoscenze legislative, formali, specialistiche e qualsiasi conoscenza che porti argomenti per eventuali progetti distruttivi che hanno mostrato effetti negativi sulla sostenibilità delle risorse naturali, culturali e umane”.

Water Defender, Milica Kočović De Santo
La water defender serba Milica Kočović De Santo

Conclude elencando le parole chiave per future soluzioni alternative sostenibili: commercio equosolidale, fair share, etica della permacultura, agricoltura biologica e biodinamica, turismo eco-culturale, governance partecipativa, gestione comunitaria del patrimonio culturale e naturale, etica della virtù, creazione e mantenimento del valore a livello locale, modalità su piccola scala, cooperazione, co-creazione, ripensamento, sperimentazione. Tutti strumenti  che tante comunità già hanno per difendere l’acqua come bene comune.

 


Water Defenders è un progetto di Water Grabbing Observatory per il decimo anniversario del riconoscimento del diritto umano all’acqua. Una serie di interviste da tutto il mondo racconteranno battaglie civili dal basso in difesa dell’acqua. Una lotta intesa sotto tutti i punti di vista, contro l’accaparramento delle risorse e contro le grandi e piccole opere che impattano sulle comunità e sul patrimonio naturale. Una galleria di persone comuni, uomini e donne, che in tutto il mondo difendono un diritto fondamentale. A partire dal 22 marzo, Giornata mondiale dell’acqua, ogni mese Water Grabbing Observatory racconterà su LifeGate la storia di un personaggio che si è speso per tutelare la risorsa più preziosa che abbiamo. Per ribadire il valore del diritto all’acqua.

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