Mentre l’agricoltura convenzionale subisce l’aumento del costo e la scarsa reperibilità dei fertilizzanti chimici di sintesi, l’agricoltura biologica si dimostra più resiliente e capace di rispondere alle crisi. Il parere degli esperti.
Dall’antipasto al dolce, gli oli essenziali in cucina arricchiscono di sapore e salute piatti caldi e freddi, bevande e dessert.
Gli oli essenziali sono fitoderivati pregiati e molto concentrati, e il loro impiego è estremamente versatile. Spazia infatti dai massaggi alla diffusione nell’ambiente, dalla cosmesi all’uso terapeutico per via interna e persino alla cura degli animali. Uno degli impieghi meno noti, ma più interessanti, è in campo gastronomico, al punto che molti chef utilizzano regolarmente gli oli essenziali in cucina.
Dall’alloro allo zenzero, dal limone alla cannella sono almeno una trentina gli oli essenziali che si prestano a un uso culinario. In generale entrano nei piatti con una funzione aromatizzante. Esaltano i sapori di formaggi, carne, pesci, verdure, pani, dolci, gelati, salse, oli e bevande. Oppure aggiungono una nota aromatica originale a preparazioni più tradizionali. Tutto questo con dosi minime, permettendo inoltre di avere a disposizione una vasta gamma di aromi per lunghi periodi, dal momento che gli oli essenziali mantengono a lungo inalterato il loro profumo e le loro proprietà.
Ma gli oli essenziali hanno anche virtù salutistiche. Alcuni favoriscono la digestione e si prestano a venire aggiunti a piatti ben conditi per “alleggerirli”: sono per esempio spezie carminative come cannella, noce moscata, pepe nero. Altre essenze, note per la loro efficacia battericida (limone, timo, origano) migliorano la conservazione dei piatti. Ancora, gli oli essenziali di piante ombrellifere (anice, coriandolo, cumino, finocchio) rendono più digeribili tanti piatti, in particolare i legumi perché agiscono sui gas intestinali. A proposito di intestino, tutti gli oli essenziali si comportano come preziosi regolatori della flora batterica: inibiscono lo sviluppo dei patogeni e favoriscono la flora simbionte, quella amica dell’intestino e del benessere.
Gli oli essenziali si usano a gocce, di solito una goccia per cento grammi di prodotto. Sono potenti e concentrati e, se si esagera con le dosi, il loro profumo intenso può arrivare a rendere sgradevole un piatto. Quindi ci vuole attenzione. Altro accorgimento: gli oli essenziali vanno sempre emulsionati con un veicolo grasso, in genere olio o burro, altrimenti non si amalgamano bene alla preparazione. Infine, non vanno messi in cottura ma aggiunti alla fine perché il calore può alterarne il gusto.
Come sposare al meglio gli oli essenziali con le varie preparazioni alimentari? Basilico, rosmarino, origano, limone si prestano ad aromatizzare oli e aceti (una goccia per 10 ml di olio o aceto). Ideali per condire le verdure crude sono limone, finocchio, mirto, alloro e zenzero: una goccia diluita in un cucchiaino da tè di olio extravergine di oliva. Per passati e zuppe (1-2 gocce per quattro porzioni) vanno bene basilico, limone, maggiorana, pepe, sedano, timo serpillo. Ottime anche la cannella, l’arancio dolce e la noce moscata per zuppe dolci come quella di zucca. Con i legumi come fagioli ceci o lenticchie, oltre alle ombrellifere, si abbina bene il rosmarino, sempre una goccia diluita in un cucchiaino da tè di olio extravergine di oliva. Per marinare carni e pesce mirto, coriandolo, mandarino, dragoncello esaltano i sapori di mare mentre ginepro, origano, cumino, cannella, noce moscata, pepe, rosmarino quelli di terra. Le dosi: 1-4 gocce per mezzo chilo di carne o pesce. Volete rendere sorprendente il pane fatto in casa, oppure i vostri biscotti? Ogni cento grammi di farina aggiungete 1-3 gocce a scelta di cannella, zenzero, carota, carvi, pepe, cardamomo. Con yogurt e formaggi freschi si sposano bene cumino, finocchio, mirto. Quest’ultimo ottimo anche con il cioccolato. Infine, per aromatizzare dolci al cucchiaio come mousse, creme e budini (1-3 gocce per 300 g di prodotto), vanno bene le essenze più floreali come arancio dolce, gelsomino e ylang ylang.
Primo requisito perché un olio essenziale venga inserito con successo in una preparazione gastronomica è che sia adatto all’uso alimentare. E non tutte le essenze lo sono. Quelle di scarsa qualità, come gli oli ricostituiti chimicamente e a poco prezzo, si possono alterare pregiudicando la riuscita del piatto, altri invece possono essere dannosi per l’organismo. Occorre dunque puntare su essenze specifiche per l’assunzione orale, meglio ancora se garantite da piante coltivate con il metodo biologico.
Per scegliere gli oli essenziali da impiegare in cucina bisogna puntare su aziende sicure. Fitomedical, azienda tutta italiana che vanta una grande esperienza nella lavorazione delle piante medicinali, offre oltre 100 diversi oli essenziali di altissima qualità e puri al 100 per cento. Gli oli essenziali Fitomedical sono suddivisi in due categorie, Food e Non food per facilitare l’acquisto in base alle proprie esigenze. La confezione con fascia giallo senape indica le essenze per uso alimentare o per ingestione. Non avete nessuna esperienza di questo utilizzo? Per un primo assaggio provate gli oli essenziali del Cofanetto Note speziate se volete aromatizzare biscotti, pane, dolci. Contiene essenze di cannella, coriandolo, noce moscata. Altrimenti il Cofanetto Note mediterranee contiene essenze di mirto, origano, timo a timolo indicati per antipasti e secondi piatti. Entrambi i cofanetti, al prezzo di 18,90 euro, contengono un utile ricettario.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Mentre l’agricoltura convenzionale subisce l’aumento del costo e la scarsa reperibilità dei fertilizzanti chimici di sintesi, l’agricoltura biologica si dimostra più resiliente e capace di rispondere alle crisi. Il parere degli esperti.
La frequenza e l’intensità degli eventi di caldo estremo sono in aumento: agricoltura e allevamento sono i settori colpiti più duramente con stress per le colture, gli animali e i lavoratori.
Negli ultimi decenni la pesca della maggior parte delle popolazioni di tonno è passata da una pratica intensiva che ha messo a rischio le popolazioni ittiche a una gestione virtuosa che rispetta l’equilibrio dell’ecosistema. Grazie anche alla certificazione MSC.
Le parole sanno sempre arrivare dritte al cuore. Così quando parliamo di terreno o suolo fertile, parliamo di humus. E “humus” ha la radice di “umano”.
Il Salvagente ha elaborato una classifica della frutta e della verdura italiana considerando il multiresiduo, ovvero la presenza simultanea di residui di pesticidi diversi su un solo campione.
Secondo uno studio di alcune università italiane, l’accessibilità economica di una dieta sana in Italia non è omogenea nel tempo e nello spazio. Il costo può superare anche i 200 euro mensili.
Un rapporto sugli allevamenti in Lombardia svela come il sistema produttivo intensivo superi le capacità del territorio causando problemi alla salute delle persone, dell’ambiente e degli animali.
La campagna “Per la salute, le api e gli agricoltori” punta a impedire che vengano concesse autorizzazioni illimitate per i pesticidi. I cittadini europei possono firmare la petizione online.
Un test di Altroconsumo ha evidenziato come spesso i burger vegetali contengano additivi e sale in quantità elevate, rivelandosi cibi ultra-processati.


