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Allattamento al seno: cosa c’è da sapere

L’allattamento al seno è del tutto naturale, eppure per molte neomamme può risultare difficile. Ecco cinque cose da non fare, per vivere questo momento con serenità.

L’allattamento al seno è senza dubbio una esperienza naturale, ma spesso si rivela un percorso tutt’altro che facile, anche per le madri fortemente motivate. Non perché vi siano reali impedimenti all’allattamento – la stragrande maggioranza delle puerpere è in grado di portarlo avanti – ma perché non sempre si conosce la fisiologia dell’allattamento al seno e gli errori da evitare. Al di là delle legittime scelte personali di ogni madre, ecco dunque quali sono le cose più importanti da sapere in tema di allattamento al seno.

I benefici dell’allattamento al seno

Il latte materno rappresenta l’alimento “ideale” per il neonato e per il bambino piccolo. La sua composizione non è solo è specie-specifica (tipica quindi della specie umana e adattata alle particolari esigenze dei “cuccioli d’uomo”), ma unica per ciascuna coppia madre-figlio. Varia nel corso del tempo, adattandosi alle esigenze nutrizionali del lattante e gli fornisce anche anticorpi. L’alimentazione al seno, tra le altre cose, limita l’incidenza e la durata delle gastroenteriti nel neonato, protegge dalle infezioni respiratorie e abbassa il rischio di sviluppare allergie, oltre a ridurre nella madre il rischio di insorgenza di alcune forme tumorali (fonte: Ministero della Salute). Il latte materno è inoltre un alimento sempre disponibile e pronto, sterile e alla giusta temperatura, oltre a essere completamente gratuito e amico dell’ambiente: zero imballaggi, zero sprechi, zero impatto ambientale in termini di conservazione, trasporto, rifiuti e produzione.

Allattamento al seno: consigli pratici

Le madri che desiderano allattare al seno possono seguire una serie di accorgimenti per far sì che la loro esperienza parta e proceda nel migliore dei modi. Per prima cosa, il lattante dovrebbe essere lasciato a succhiare per tutto il tempo che desidera, anche se dovesse addormentarsi, e senza preoccuparsi di dover alternare per forza entrambi i seni ogni volta. La composizione del latte materno, infatti, si modifica nel corso della poppata, fornendo un apporto variabile nel tempo dei nutrienti essenziali per il bambino (zuccheri, proteine, lipidi etc). È importante, quindi, che la poppata abbia una durata sufficiente per consentire al piccolo di assumere i diversi “tipi di latte”, in modo che il suo pasto sia completo e bilanciato. Allattare a richiesta, inoltre, è la scelta raccomandabile per il successo dell’allattamento: il latte materno, se possibile, dovrebbe infatti essere somministrato senza alcun tipo di cadenza fissa dei pasti, o di pausa prestabilita tra una poppata e l’altra. Soprattutto nei primi mesi, o in corrispondenza dei cosiddetti “scatti di crescita”, è normale che un neonato chieda il seno molto spesso, o comunque con cadenza del tutto irregolare: questo non significa che il latte sia insufficiente, e che il poppante abbia bisogno di una integrazione con latte formulato. E non esistono problemi di digeribilità del latte materno, anche se le poppate sono lunghe e frequenti. Allattare “a orario”, di contro, rischia di compromettere la produzione del latte, che si basa su un preciso meccanismo di domanda e offerta.

allattamento al seno errori
L’allattamento può diventare difficile se non si conoscono gli errori da evitare per allattare al seno

Il neonato mangia abbastanza?

Quella dell’adeguata alimentazione del bambino è una delle principali preoccupazioni per le madri che optano per l‘allattamento al seno. Non potendo misurare la quantità di latte assunta a ogni poppata (non potendo neanche vederla, di fatto!) le neomamme possono andare incontro a dubbi e perplessità, specie se non ricevono supporto e rassicurazioni da parte di chi le circonda. Per quanto ancora relativamente diffusa, la doppia pesata è di norma una prassi priva di qualunque attendibilità, che non fornisce indicazioni significative sull’alimentazione del bebè, ma può piuttosto rivelarsi fonte di ansia e stress per la neomamma. Quando si allatta al seno, infatti, è del tutto normale che la quantità di latte cambi in modo anche considerevole ad ogni poppata. Nel caso di bambini molto piccoli, inoltre, un pasto può comporsi anche di pochissimi grammi di latte, che sono difficili da stimare con una pesata casalinga, che può essere inficiata anche da fattori esterni, come la minzione o l’evacuazione da parte del poppante. Molto meglio, salvo indicazioni particolari o specifiche situazioni di prematurità o altro, affidarsi alla pesata settimanale o quindicinale nello studio del pediatra. Per verificare che un neonato assuma una quantità di latte materno sufficiente, basta appurare che bagni almeno sei pannolini nel corso delle 24 ore. Anche l’osservazione del piccolo durante la poppata può aiutare ad apprezzarne l’efficacia: la suzione corretta prevede una “pausa” nel movimento durante la quale il lattante ingoia. Inutile, infine, convincersi che il latte stia finendo o diminuendo se il seno risulta morbido o “vuoto”, oppure se i capezzoli non gocciolano. Il seno non funziona come un contenitore, ma come un rubinetto, che si apre e si chiude in funzione della richiesta del bambino. Lo stimolo della suzione avvia l’erogazione del latte, che viene prodotto al momento. Proprio in virtù di questo perfetto equilibrio tra domanda e offerta, è del tutto normale che dopo le prime settimane le ghiandole mammarie si assestino sulla produzione ottimale per il bambino, e non si avverta più tensione o senso di “pienezza”.

 

errori da evitare allattare al seno

Se allattare risulta problematico è importante rivolgersi a una consulente in allattamento materno

Come prevenire ragadi e mastiti

Un altro classico errore da evitare per non compromettere l’allattamento al seno è quello di sottovalutare il dolore durante la poppata. È possibile, nelle prime settimane dopo il parto, che i capezzoli facciano un po’ male nei primi secondi della poppata. Ma se il dolore è persistente o insopportabile, se si formano ragadi o il seno sanguina, se si presentano ingorghi, aree dure e dolenti o febbre, è assolutamente indispensabile rivolgersi a una consulente o un’ostetrica (per esempio tramite La Leche League o Aicpam) di comprovata esperienza in materia di allattamento materno. La comparsa di ragadi, di dolore molto forte o il mancato svuotamento del seno è di solito causata da un errato attacco da parte del bambino, che può essere corretto con l’aiuto di una persona esperta. In linea di massima, la cosa importante da tenere a mente è che il bambino non deve La dimensione e la forma dei capezzoli possono a loro volta generare qualche difficoltà, anch’esse di norma superabili con i giusti accorgimenti. In caso di problemi, è opportuno controllare anche il frenulo linguale del neonato che, se troppo corto, può rendere difficoltoso l’attacco al seno.

Allattamento al seno: quando è controindicato

Ci sono dei casi in cui allattare al seno è impossibile o controindicato. L’effettiva assenza di latte materno è una condizione possibile, anche se molto rara, e può dipendere da malformazioni o malattie a carico della ghiandola mammaria, come la Sindrome di Sheehan o l’ipoplasia del seno. La riduzione chirurgica della ghiandola (per esempio per curare un tumore) non è sempre una condizione che rende impossibile allattare: la situazione può variare sensibilmente da una donna all’altra, per cui occorre sempre una valutazione caso per caso.  Anche alcune malattie materne o l’assunzione di determinati farmaci sono incompatibili con l’allattamento al seno. È il caso, per esempio,  dell’AIDS e della nefrite cronica, oppure dell’assunzione di farmaci antitumorali e di sostanze radioattive, ma anche di altre infezioni, malattie debilitanti e particolari terapie farmacologiche. Dal punto di vista del bambino, la labio-palatoschisi, spesso nota come “labbro leporino” può essere una condizione incompatibile con la suzione dal capezzolo materno. Secondo le stime (fonte IBCLC), comunque, la percentuale complessiva di coppie mamma-bambino per cui l’allattamento è impraticabile per ragioni fisiche non supera il 5% del totale.

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