Editoriale

Le nostre vite dipendono dalle voci di informatori e investigatori, difendiamo la loro libertà

Dobbiamo ascoltare i testimoni sul campo che vedono in prima persona gli abusi, la mancanza di trasparenza e l’inadempienza di chi invece dovrebbe vigilare, anche nell’industria della carne.

A cura di Sean Thomas, direttore internazionale delle investigazioni di Animal Equality

All’inizio di ogni crisi, c’è un avvertimento. C’è qualcuno che collega tutti i punti e si precipita a dirlo agli altri. A seguito, emerge sempre uno schema e tutto diventa più chiaro. E infine, si verifica un evento che rivela il costo nascosto dell’affidarsi a un sistema corrotto.

La maggior parte delle volte infatti non veniamo colti alla sprovvista; ci viene detto che qualcosa sta per accadere, o sta accadendo, e scegliamo di ignorarlo. Questo succede o perché abbiamo bisogno di essere personalmente colpiti prima di reagire, o perché crediamo che esistano sistemi in grado di proteggerci, troppo spesso non riusciamo ad agire prima che sia troppo tardi. E quando le grida di allarme hanno un impatto sugli interessi economici o sulla fiducia del pubblico nelle salvaguardia dei sistemi di governo, gli sforzi per mettere a tacere gli informatori si fanno sempre più intensi.

Investigatori in allevamento di galline in Italia
Gli informatori e gli investigatori sotto copertura sono le voci più limpide e forti che abbiamo per renderci conto della vasta scala di abusi e corruzione che esiste nella produzione animale industriale e negli allevamenti intensivi © Selene Magnolia/Animal Equality Italia

Le voci non ascoltate

Ora ci troviamo ancora in una pandemia che sembra essere emersa dal nulla e, nelle sue fasi iniziali, le autorità sembravano pensare che la malattia portasse pochi rischi per tutti noi. Ma all’inizio dell’epidemia, c’era qualcuno che aveva previsto quale sarebbe stato l’esito se non avessimo reagito adeguatamente. Il motivo per cui il mondo non l’ha ascoltato è che c’è stata una campagna attiva da parte delle forze governative per mettere a tacere la sua protesta.

A dicembre 2019 Li Wenliang, un medico cinese che lavorava in un ospedale di Wuhan, ha inviato un avviso ai suoi colleghi che alcuni pazienti erano stati messi in quarantena con una malattia simile alla Sindrome respiratoria acuta grave (Sars). Nonostante l’allarme, la reazione iniziale delle autorità locali è stata quella di accusare Li di aver rilasciato dichiarazioni false che hanno sconvolto l’ordine sociale e di assicurarsi che non avesse commesso altri atti illeciti. Il 10 gennaio 2020 Li ha contratto quello che oggi è noto come Covid-19 e poi è morto nel giro di un mese.

A fine 2019 Li Wenliang, un medico di Wuhan, aveva riscontrato dei casi di polmonite gravi, poi diagnosticate Covid-19. È stato però accusato di aver rilasciato dichiarazioni false © by Kevin Frayer/Getty Images

Quando le voci sulla malattia cominciarono a diffondersi online, le autorità di Wuhan dichiararono che questi pazienti erano in realtà colpiti da un caso sconosciuto di polmonite. Senza prestare attenzione agli avvertimenti o alle misure di contenimento, la malattia si diffuse rapidamente in Cina e poi nel mondo. Con milioni di casi documentati e centinaia di migliaia di morti in seguito, è ormai ampiamente accettato che il nuovo virus ha avuto origine a Wuhan, con alcune ricerche che indicano come epicentro un mercato locale di frutti di mare noto anche per il commercio di animali selvatici.

Dopo la morte, Li è stato scagionato dall’agenzia anticorruzione del Partito comunista cinese, e gli agenti di polizia che lo hanno messo a tacere sono stati rimproverati. Purtroppo, tra le critiche dei cittadini cinesi che chiedevano maggiori pene per i responsabili, il sistema che ha permesso la sua detenzione e l’ha messo a tacere rimane tutt’ora intatto.

La risposta delle autorità di Wuhan all’epidemia non è stata la sola in questo senso.

Come investigatore che lavora sotto copertura in molti paesi, ho visto questo schema ripetersi nei numerosi casi in cui sono stato direttamente coinvolto. Negli Stati Uniti, ho lavorato in un macello che uccideva “mucche da latte scadute” per rifornire il Programma nazionale di pranzi scolastici. Ho anche assistito a scene nelle quali  mucche malate che non riuscivano a camminare venivano trascinate in catene, speronate da carrelli elevatori, picchiate violentemente per farle entrare sotto forma di carne nel cibo per i bambini americani (e nel processo, mettendo a rischio l’intero Paese), il tutto alla presenza del dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (Usda), l’ente deputato alle ispezioni e ai controlli.

Allevamento di maiali in Italia
La copertura della reale situazione negli allevamenti intensivi è diffuso in tutto il mondo @ Animal Equality Italia

Quando è stato diffuso il video di questa indagine, la reazione iniziale è stata che l’azienda ha negato la macellazione delle mucche che non erano in grado di camminare e l’Usda ha affermato che i singoli lavoratori avevano nascosto gli abusi agli ispettori. Nei miei primi incontri con l’agenzia federale, mi fu data una dichiarazione da firmare che li esonerava dalle responsabilità e dava la colpa ai lavoratori a ore. È stato il mio rifiuto di firmare il documento, seguito da un’obiezione nazionale, che ha cambiato il corso delle indagini e ha portato alla chiusura del macello e all’emanazione di una legislazione federale.

Allevamento di maiali in Italia
Se non riusciamo a garantire che la sorveglianza sia efficace e forte, non faremo altro che aumentare le violazioni non denunciate e creare ulteriori disastri @ Animal Equality Italia

Nell’estate del 2019 un investigatore di Animal Equality ha lavorato al macello Farmers fresh nel Regno Unito e ha documentato l’orribile trattamento riservato agli animali anche in quel contesto. Dalle riprese si vede chiaramente che gli agnelli cadevano nel sistema di trasporto che li portava alla sala di macellazione, rimanendo intrappolati con la testa incastrata nella macchina, con il risultato che gli animali venivano letteralmente uccisi e decapitati davanti ad altre pecore. Le pecore che non erano in grado di camminare dal recinto al nostro trasportatore venivano uccise sul posto. I loro corpi sono stati poi accatastati sul dorso di pecore vive per essere trasportati al macello e trattati in completa violazione della legge britannica.

Ma la parte più scioccante dell’indagine è che questi incidenti avvenivano sotto gli occhi (e a onor del vero in alcuni casi sanzionati) dall’ispettore per il benessere degli animali della Food standards agency (Fsa), l’ente deputato ai controlli nel Regno Unito.

La mancanza di applicazione anche dei più elementari standard di benessere rappresenta una minaccia per la sicurezza pubblica @ Selene Magnolia / Animal Equality

Animal Equality sta attualmente collaborando a un’indagine sulle pratiche che abbiamo documentato presso Farmers fresh e chiede che l’azienda e i suoi funzionari siano ritenuti responsabili di quanto accade ed è accaduto in quel luogo. Infatti, gli ispettori della Fsa che hanno assistito agli stessi atti che il nostro investigatore ha documentato e reso pubblici non sono mai intervenuti. Il loro compito, secondo il diritto inglese, è quello di proteggere il benessere degli animali macellati nella struttura.

Ma in realtà, sembra quasi che il loro lavoro diventi semplicemente quello di garantire che i macelli possano operare ad una capacità e una velocità sempre maggiore. Questo è lo stesso mandato dei loro omologhi dell’Usda negli Stati Uniti, dove l’agenzia sta approvando programmi che consentiranno alle linee di macellazione di funzionare a velocità sempre più elevate, con un maggior numero di ispezioni ma realizzate da parte delle stesse aziende produttrici di carne, quindi senza un contro di parti terze.

Dobbiamo ascoltare i testimoni sul campo che vedono in prima persona gli abusi, la mancanza di trasparenza e l’inadempienza di chi invece dovrebbe vigilare. Il nostro rapporto con gli animali ha dimostrato che siamo estremamente a rischio di trasmissione zoonotica, e la nostra mancanza di applicazione anche dei più elementari standard di benessere causa sofferenze incommensurabili e costituisce una minaccia per la sicurezza pubblica.

Allevamento di ovini in Italia
Le nostre vite dipendono dalle voci di questi coraggiosi informatori @ Animal Equality

Se non riusciamo a garantire che la sorveglianza sia efficace e forte, non faremo altro che aumentare le violazioni non denunciate e creare ulteriori disastri. Poiché il ruolo di chi fa ispezioni e controlli in via ufficiale è troppo spesso chiaramente dalla parte di chi detiene il potere o da parte dei produttori, e sempre più frequentemente la verità viene messa a tacere, gli informatori e gli investigatori sotto copertura sono le voci più limpide e forti che abbiamo per renderci conto della vasta scala di abusi, pericoli e della corruzione che esiste in tutto il mondo nel mondo della produzione animale industriale e degli allevamenti intensivi.

Le nostre vite dipendono dalle voci di questi coraggiosi informatori, difendiamo la loro libertà.

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