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Uno studio statunitense ha osservato la correlazione tra i livelli di antiossidanti nel sangue e l’insorgere di demenza.
Le persone con alti livelli di antiossidanti nel sangue potrebbero avere meno probabilità di sviluppare demenza. Lo rivela uno studio pubblicato su Neurology, la rivista medica dell’American academy of neurology.
Lo studio ha coinvolto 7.283 persone negli Stati Uniti che avevano almeno 45 anni all’inizio della valutazione e che sono state divise in tre gruppi in base ai loro livelli di antiossidanti nel sangue. I partecipanti sono stati seguiti per 16 anni notando che le persone con le quantità più elevate di antiossidanti avevano meno probabilità di sviluppare demenza rispetto a quelle con livelli più bassi.
In particolare, per ogni aumento di 15,5 micromoli per litro di luteina e zeaxantina si registrava una riduzione del 7 per cento del rischio di demenza, mentre per ogni aumento di 8,6 micromoli per litro di dibeta-criptoxantina la riduzione del rischio era del 14 per cento.
La condizione di demenza comporta il declino delle funzioni cognitive come la memoria e comprende, ad esempio, il morbo di Alzheimer. Gli antiossidanti analizzati dallo studio si trovano nei cibi: di luteina e zeaxantina sono ricche le verdure a foglia verde come cavoli, spinaci, broccoli, ma anche in radicchio rosso e piselli. La beta-criptoxantina si trova in frutti come arance, papaya, mandarini e cachi, ma anche nella zucca e nei peperoni.
“Gli antiossidanti possono aiutare a proteggere il cervello dallo stress ossidativo, che può causare danni cellulari”, ha detto l’autrice dello studio May Beydoun del National institute on aging a Baltimora. “Sono necessari ulteriori studi per verificare se l’aggiunta di questi antiossidanti può aiutare a proteggere il cervello dalla demenza”.
Un limite della ricerca è che si è basata su una sola misurazione iniziale dei livelli di antiossidanti nel sangue che potrebbe non essersi mantenuta tale nel corso della vita dei partecipanti. I livelli di antiossidanti, inoltre, non sono stati l’unico fattore considerato dallo studio che ha valutato anche gli effetti sulla salute cognitiva di istruzione, reddito e attività fisica.
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