Rafano, per un fegato sano

Nei cambi di stagione le radici del rafano sono un alleato per depurare il fegato, per risolvere disturbi biliari e per assorbire sali minerali e vitamine.

Il suo nome scientifico è Armoracia rusticana e appartiene alla famiglia delle Brassicaceae. Comunemente viene chiamato cren o anche barbaforte. Il rafano è una di quelle piante che rischiano di essere dimenticate, ma qualcosa sta cambiando per effetto della riscoperta delle sue proprietà medicinali. Le virtù delle radici erano ben conosciute già in epoche antiche. Infatti, durante il Medioevo il rafano veniva utilizzato come alimento per contrastare il rachitismo, mentre sotto forma di cataplasmi era impiegato per curare i dolori articolari e i reumatismi. In seguito, tramite gli studi compiuti da François Dorvault e da Henry Leclerc si è scoperto che il suo sapore piccante riesce a stimolare le secrezioni gastriche e biliari, favorendo l’appetito, nonché i processi digestivi e depurativi dell’organismo.

Le proprietà del rafano

Riscoperto da chi segue una dieta vegetariana e macrobiotica (in alternativa al daikon), il rafano sta ritornando in auge anche in fitoterapia. Le radici della pianta sono un concentrato attivo di importanti sostanze minerali, quali calcio, fosforo, ferro e magnesio; inoltre sono ricche di vitamine (C, B1, B2 e B6). Proprio per le sostanze in esso contenute il rafano veniva chiamato “penicillina del giardino”. È inoltre un ingrediente importante per una dieta disintossicante, poiché elimina le scorie epatiche e al contempo depura anche i reni e la cistifellea.

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Come usare il rafano

Uso esterno

Per attenuare geloni, o dolori muscolari o articolari si effettua un impacco realizzato con radici grattugiate. La pasta di rafano, preparata amalgamando radici essiccate mescolate con un po’ d’acqua tiepida, è un antico rimedio per attenuare il fastidio provocato dalle punture d’insetti.

Uso interno

Per i problemi digestivi o come sostanza detox il rafano viene usato in insalata: radici crude o al vapore. Al giorno non bisogna superare i 20 grammi. Oppure può essere assunto sottoforma di tintura madre (30 gocce diluite in acqua) o di sciroppo. In infusione: se ne consigliano 2 grammi per tazza. L’infuso – utilizzato effettuando gargarismi – è anche indicato per contrastare l’alitosi.

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Sciroppo di rafano

Tagliare finemente le radici del rafano (da 2 a 4 radici) e riporle in un recipiente. Aggiungere poi del miele (di tiglio, eucalipto, rosmarino o timo, a scelta). Ricoprire con un tessuto naturale e conservarlo in un luogo fresco e non soleggiato. Lasciare macerare il tutto per tre settimane. Dopo di che, filtrare e mettere in una bottiglia di vetro in precedenza sterilizzata. Conservare sempre in un luogo fresco.

Questo sciroppo è un rimedio naturale in caso di tosse e di disturbi alla gola. Si consigliano dai 5 ai 10 ml, due-tre volte al giorno.

L’uso del rafano è tuttavia sconsigliato a chi soffre di ulcera gastro-duodenale, nei bambini al di sotto dei 6 anni; durante la gravidanza e l’allattamento prima dell’assunzione è bene consultare il medico.

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