L’Onu ha pubblicato il World Ocean Assessment, corposo rapporto sullo stato di salute degli oceani, che costituisce di fatto un appello per salvarli.
L’obiettivo dello strumento è aiutare le istituzioni finanziarie a comprendere e valutare la loro dipendenza dal capitale naturale e, di conseguenza, ridurre la pressione sull’ambiente.
I cambiamenti climatici, oltre a minacciare la nostra specie e il pianeta così come lo conosciamo, rappresentano indubbiamente un rischio finanziario. Banche, investitori e compagnie assicurative lo hanno capito e si stanno adeguando per proteggersi, la Banca mondiale, ad esempio, ha deciso di destinare il 28 per cento dei suoi investimenti a progetti riguardanti lo sviluppo sostenibile. Nonostante le prove schiaccianti, molti grandi investitori continuano tuttavia ad ignorare i rischi derivanti dai mutamenti del clima. Per aiutare le istituzioni finanziarie a comprendere e valutare la loro totale dipendenza dal capitale naturale, ovvero aria pulita, oceani, ecosistemi e minerali, è stata creata un’apposita guida.
La guida Connecting finance and natural capital: a supplement to the natural capital protocol, realizzata da Natural capital finance alliance, Natural capital coalition e Vbdo, mira ad evidenziare la dipendenza delle istituzioni finanziarie dal cosiddetto capitale naturale e dai servizi ecosistemici offerti, ad esempio, da foreste e insetti impollinatori, e gli effetti che l’interruzione di tali servizi avrebbe sui loro portafogli.
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L’obiettivo della guida, presentata a Londra lo scorso 12 ottobre, è dunque quello di offrire una visione più olistica consentendo alle istituzioni finanziarie di comprendere effettivamente le conseguenze negative dello sfruttamento eccessivo delle risorse naturali e, di conseguenza, di ridurre il proprio impatto ambientale. Costituisce uno strumento per ottenere informazioni attendibili che possono essere utilizzate, ad esempio, per valutare rischi operativi, di mercato, reputazionali e sociali, ma anche per comprendere le opportunità offerte dai mercati in evoluzione.
[vimeo url=”https://vimeo.com/266069470″]Video Cano Cristales[/vimeo]
Il rapporto dell’Ippc sul clima pubblicato lo scorso 8 ottobre, ha evidenziato, se ce ne fosse ancora bisogno, l’assoluta urgenza di ridurre drasticamente l’utilizzo di combustibili fossili e attuare una rapida transizione verso modelli economici basati sulle fonti di energia rinnovabili. “L’ultimo rapporto dell’Ipcc ha dipinto un quadro allarmante – ha dichiarato Niki Mardas, membro di Natural capital finance alliance. – Se l’aumento della temperatura superasse i due gradi centigradi potrebbero esserci conseguenze irreversibili per le barriere coralline, gli insetti, la flora e gli ecosistemi marini, oltre all’aumento di incendi e di eventi meteorologici estremi”.
Businesses need nature to continue operating, which is why financial institutions must have the information that helps them make the best decisions that will protect it and their investments. https://t.co/O5ZZdAn4Uo pic.twitter.com/hiqDWxqm07
— NatCapFinance (@NatCapFinance) 12 ottobre 2018
Nonostante le gravi alterazioni ambientali in atto, secondo il rapporto dell’Ippc siamo ancora in tempo per invertire questa tendenza, è necessario però un taglio delle emissioni del 40 per cento entro il 2030. In questo senso il contributo delle istituzioni finanziarie è fondamentale. “Molte industrie devono cambiare i propri modelli di business e ripensare il loro rapporto con il capitale naturale – ha concluso Mardas – la guida aiuterà gli istituti finanziari a iniziare il percorso di misurazione e valutazione dei rischi e delle opportunità legate ad esso”.
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