A porsi la domanda è la Corte dei Conti: dal 2019 a oggi tutti i dati diffusi riguardano vendite e incentivi, ma non i risultati raggiunti per l’ambiente.
Accolta la legge che legalizza l’abbattimento delle nutrie, considerate nocive, con qualsiasi mezzo. La Lav annuncia provvedimenti.
Armi da fuoco, armi ad aria compressa, gas letali, ma anche fionde e armi da lancio. Da oggi in Lombardia è possibile uccidere una nutria praticamente in qualsiasi modo e dovunque essa si trovi, anche all’interno di un’area protetta e al di fuori del periodo di caccia, creando quindi pericoli anche per la cittadinanza e per le altre specie animali.
Il consiglio regionale della Lombardia ha approvato le modifiche alla legge regionale sul contenimento della nutria che classifica questo roditore come specie nociva e gli toglie lo status di specie protetta, autorizzandone l’abbattimento, con qualsiasi mezzo. Lo scorso 31 ottobre il governo aveva emanato una circolare con la quale, illegittimamente, dichiarava la non applicabilità alle nutrie del reato di maltrattamento di animali previsto dal Codice penale.
Sulla nutria, specie originaria del Sud America e introdotta in Italia negli anni Venti per ricavarne pellicce, pendono accuse gravi. Sarebbe responsabile di devastare gli argini dei fiumi, di danneggiare le colture e di diffondere malattie infettive. Biologi e scienziati respingono però fermamente le accuse. Partiamo dal problema principale, il danneggiamento degli argini, tematica sensibile considerati i recenti casi di alluvioni nella penisola. Sembra fuorviante imputare la colpa del cattivo stato dei fiumi italiani a degli animali che costruiscono tane lunghe mediamente 2,5 metri, considerata la massiva cementificazione del territorio, l’abbattimento sconsiderato degli alberi e l’incuria degli alvei fluviali.
Per quanto riguarda l’agricoltura, stando ai dati relativi alla percentuale di indennizzi causati dagli impatti della fauna selvatica, la nutria influisce per un 5 per cento sui costi erogati per indennizzare i danni, il fagiano, ad esempio, causa danni pari al 15 per cento. Le nutrie inoltre non sono solite saccheggiare i campi, preferiscono nutrirsi della vegetazione presente in prossimità degli argini e dei corsi d’acqua, purtroppo questa vegetazione spontanea è sempre più difficile da reperire a causa dell’agricoltura intensiva che lascia gli argini diserbati. La scienza scagiona anche questi miti creature dall’accusa di veicolare malattie. Secondo le analisi effettuate dagli istituti zooprofilattici la nutria non è considerata un pericolo igienico–sanitario.
L’Ispra ha affermato che l’eradicazione di una specie da un territorio vasto e senza barriere invalicabili rappresenta un’utopia. “Il sistema migliore è il “contenimento naturale” delle colonie di nutrie, nelle quali individui riproduttori sterilizzati, continuando a difendere il territorio in competizione per il cibo e gli spazi con gli individui fertili, impediscono fenomeni di immigrazione e riducono il tasso riproduttivo della colonia”, ha dichiarato il biologo Samuele Venturini.
“I nuovi provvedimenti di fatto legalizzano il maltrattamento degli animali – ha detto Simone Pavesi, responsabile del problema nutrie per l’associazione animalista – questa legge non risolve il problema nutrie, ma legittima metodi cruenti di uccisione. Con i legali della Lav stiamo decidendo come muoverci per bloccarla”.
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