Centinaia di organizzazioni della società civile chiedono all’Europa di agire sui cambiamenti climatici

A poche settimane dalle elezioni europee, centinaia di organizzazioni chiedono azioni più incisive nella riduzione delle emissioni. Mentre otto paesi europei vogliono destinare un quarto del bilancio per progetti di adattamento.

Una “call to action” a tutti gli effetti, lanciata in occasione della riunione tra i capi di governo europei di Sibiu, in Romania, dove si discuterà dell’Europa del futuro anche in vista delle elezioni ormai alle porte. L’appello promosso e coordinato dal Climate action network Europe (Can Europe), il network europeo che riunisce oltre 160 organizzazioni ambientaliste di 35 paesi dell’area europea – tra cui l’Italian climate network, Legambiente e il Water Grabbing Observatory – chiede una politica più ambiziosa nei confronti del contrasto ai cambiamenti climatici, anche a fronte delle manifestazioni che hanno visto centinaia di migliaia di cittadini europei scendere in piazza, non ultima quella di Roma del 19 aprile scorso.

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Un giovane protesta durante la marcia per il clima del 15 marzo scorso © Tom Brenner / Stringer

Le organizzazioni chiedono politiche di riduzione delle emissioni più ambiziose

L’iniziativa del gruppo di organizzazioni vede cinque richieste in particolare, tra cui obiettivi più ambiziosi di riduzione delle emissioni entro il 2030 e il raggiungimento delle neutralità delle emissioni di gas serra entro il 2050, per contenere in questo modo l’aumento delle temperature media globale entro 1,5°C. Inoltre si chiede di puntare ad una transizione energetica che veda l’uscita dalle fonti fossili e adottare adeguate misure sociali ed economiche per accompagnare la transizione ad un’economia low-carbon e aumentare il supporto ai paesi in via di sviluppo nella mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici.

“Come Water grabbing observatory abbiamo voluto aderire a questa iniziativa per fortificare il ruolo della società civile nel dibattito. Grazie ad un network come il Can una campagna come questa ha uno spessore e un peso diverso”, racconta a LifeGate Marirosa Iannelli, presidente del Water grabbing observatory. “Un modo di fare rete in Italia, con l’Italian climate network e Legambiente, ma anche a livello europeo”.

Con la crescita dei movimenti come il Fridayforfuture ed Extinction Rebellion – solo per citare quelli più recenti – è cresciuta di pari passo l’attenzione mediatica nei confronti delle tematiche climatiche che sicuramente sono “riusciti a comunicare in maniera più semplice ed arrivare a tutti attraverso la voce dei giovani”, sottolinea la Ianelli. “Partendo dall’Europa ed estendendosi un po’ in tutto il mondo. Non è la prima che un movimento per il clima agisce, oggi però è spinto da due fattori: il primo è l’urgenza incalzante dovuta anche alla spinta della comunità scientifica, il secondo è la presa di posizione dei giovani e dei ragazzi che sono diventati protagonisti”. Una nuova compagine under 30 che vuole comprendere, capire ed essere parte attiva.

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Gli ambientalisti fanno appello ai governi affinché agiscano in fretta per contrastare i cambiamenti climatici © Martyn Aim/Getty Images

Secondo il Climate action network Europe i cittadini sono preoccupati dai cambiamenti climatici

“Nei prossimi mesi molte discussioni e decisioni definiranno il futuro dell’Europa”, spiega via mail il Can Europe. “Dal vertice dei leader di Sibiu, alle elezioni del Parlamento europeo, alla composizione di una nuova Commissione europea, etc. Ora è il momento di garantire che l’azione per il clima sia una vera priorità per l’Europa”. Secondo il gruppo che guida le altre organizzazioni ci sono già paesi che stanno lavorando per una transizione verso politiche climatiche migliori, come la Francia, i Paesi Bassi, il Lussemburgo, la Svezia, la Finlandia, la Danimarca, il Portogallo, la Spagna e la Slovenia. Ma sono i cittadini a chiedere maggiori garanzie: “I sondaggi mostrano chiaramente che non solo i giovani, ma i cittadini in generale, sono preoccupati dai cambiamenti climatici“, spiega Can Europe. “Quindi gli elettori si aspetto che più o meno tutti i partiti politici sostengano l’azione per il clima. Poiché il Parlamento europeo sarà più diverso che mai, ci sono varie opportunità per i partiti più verdi di svolgere un ruolo forte e spingere tutti i partiti democratici ad accettare azioni decisive sulla crisi climatica”. Si tratta di decidere da che parte stare.

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Greta Thunberg a Strasburgo durante la visita al Parlamento europeo per parlare di clima © European Union 2019 – Source: EP

Un quarto del bilancio europeo per progetti di adattamento

Sarà forse per questo che lo scorso 8 maggio una coalizione di paesi, tra cui Belgio, Danimarca, Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Svezia, ha esortato l’Unione europea a porre obiettivi più ambiziosi per il taglio delle emissioni entro il 2030 (ad oggi l’obiettivo comune è del 40 per cento rispetto ai livelli del 1990, mentre nel 2016 la riduzione delle emissioni era stabile al 24 per cento).

I firmatari della dichiarazione, come ripreso da molte organizzazioni, hanno anche chiesto che almeno il 25 per cento del bilancio europeo  sia speso per progetti volti a contrastare il cambiamento climatico. “Il recente aumento delle proteste pubbliche e la mobilitazione senza precedenti in tutti i settori dell’economia stanno costringendo i leader europei a riconoscere finalmente l’urgenza necessaria per combattere la crisi climatica”, ha commentato Wendel Trio, direttore di Climate action network Europe (Can). “Al vertice di Sibiu, tutti i leader europei devono seguire l’invito dei governi più progressisti e impegnarsi pubblicamente a porre l’azione per il clima al centro della futura cooperazione dell’Ue”. E l’Italia? Per ora non pervenuta.

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