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La Commissione europea ha pubblicato un rapporto sulla pesca in Europa, che ne evidenzia i miglioramenti ma pone anche nuovi obiettivi.
Quanto è sostenibile la pesca nell’Unione europea? Alcune risposte arrivano da un rapporto a riguardo, pubblicato recentemente dalla Commissione europea. Secondo quanto comunicato, mentre nel 2003 la maggior parte degli stock di interesse per l’Unione europea era pesantemente sovrasfruttata, attualmente, il numero degli stock ittici eccessivamente sfruttati nei mari europei è molto diminuito e i pescatori stanno traendo vantaggi socioeconomici dalla gestione di alcuni stock a livelli più sostenibili attuata da qualche tempo a questa parte. Il rapporto evidenzia che il tasso di mortalità per pesca è diminuito e la biomassa degli stock ittici è in aumento. Ciò contribuisce a migliorare le catture e la redditività della pesca e ne aumenta l’efficienza in termini di emissioni di carbonio (kg di pesce catturato per kg di carbonio emesso).
La situazione più positiva è quella registrata nel golfo di Biscaglia nell’Atlantico nord-orientale, dove nel 2021 non c’è stato sovrasfruttamento degli stock. Nonostante i progressi compiuti, sono necessari ulteriori sforzi per raggiungere gli obiettivi di pesca sostenibile, in particolare nel Mar Mediterraneo e nel Mar Nero. Molto critica, invece, la situazione nel Mar Baltico dove l’inquinamento sta portando al degrado della biodiversità.
Nel 2024, con la collaborazione di tutti gli Stati, la Commissione mira alla ricostituzione e al consolidamento degli stock che hanno già raggiunto livelli sostenibili migliorando la resilienza dei pescatori, e punta a ricostituire gli stock ittici in difficoltà, sempre più minacciati anche dall‘inquinamento e dai cambiamenti climatici.
Nell’ambito della politica comune della pesca, la Commissione europea ha presentato lo scorso febbraio un pacchetto di proposte per la pesca e gli oceani per migliorare la sostenibilità e la resilienza del settore della pesca e dell’acquacoltura dell’Unione europea, in quanto un settore della pesca prospero è fondamentale per preservare le comunità costiere europee e gestire la transizione verso sistemi alimentari più sostenibili.
Gli obiettivi principali delle misure sono promuovere l’uso di fonti energetiche più pulite e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, nonché diminuire l’impatto del settore sugli ecosistemi marini. In particolare, la Commissione propone per il settore il raggiungimento della neutralità climatica nell’Ue entro il 2050 e la riduzione dell’impatto della pesca sui fondali marini con l’eliminazione della pesca a strascico nelle aree marine protette entro il 2030, per preservare i fondali.
Un ambiente marino sano, con stock ittici in buona salute e una ricca biodiversità, è l’unico modo per garantire un futuro prospero alle comunità di pescatori dell’Ue a medio e lungo termine, ma trovare un equilibrio tra le esigenze ambientali e quelle dei pescatori è molto complesso.
Accolta con favore da ong e associazioni ambientaliste europee, la proposta di vietare la pesca a strascico, che è distruttiva per alghe e coralli, ha sollevato invece le proteste dei pescatori. La pesca a strascico consente di catturare specie ittiche che vivono in prossimità o sul fondale marino come i gamberi, ad esempio. In Europa, sono 7 mila le imbarcazioni che usano questa tecnica, il 25 per cento della produzione ittica dell’Ue. Un tale provvedimento, secondo i pescatori, rischierebbe di mettere in ginocchio il settore, minacciato anche dalle pratiche di pesca illegale dei pescherecci extracomunitari.
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