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Di uomini non ce ne sono praticamente più nei villaggi della regione di Matam, nella parte nord-orientale del Senegal. Se ne sono andati, sono emigrati in cerca di lavoro e di luoghi meno ospitali, meno poveri. Perché qui le risorse mancano, manca l’acqua e la desertificazione sta colpendo l’intera area del Sahel. El Nino lo
Di uomini non ce ne sono praticamente più nei villaggi della regione di Matam, nella parte nord-orientale del Senegal. Se ne sono andati, sono emigrati in cerca di lavoro e di luoghi meno ospitali, meno poveri. Perché qui le risorse mancano, manca l’acqua e la desertificazione sta colpendo l’intera area del Sahel. El Nino lo scorso anno ha inoltre inflitto un duro colpo alla stagione delle piogge, che si è rivelata essere troppo debole di precipitazioni per rifornire le scorte d’acqua. Una situazione sempre più drammatica, che si può contrastare solo con aiuti concreti e passaggio di conoscenza.
È ciò che si è prefissa Green Cross Italia, sezione italiana di Green Cross International, Ong ambientalista fondata da Mikhail Gorbaciov, con il progetto “Energia per restare”, per creare opportunità di vita e di lavoro per i giovani e per le donne, invertire la tendenza e contribuire così a frenare la migrazione irregolare. Il progetto è finanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo e realizzato in partenariato con Enea, Fafd e Cultivert. In lingua locale l’iniziativa “Hadii Yahde”, prevede di installare “sistemi di pompaggio dell’acqua, alimentati da pannelli fotovoltaici, che permetteranno di risparmiare oltre 2.700 litri di gasolio all’anno”, oltre a fornire “le sementi per la coltivazione di 37 ettari di terreno”, da coltivare attraverso nuove tecniche agricole, basate sulla rotazione e sulla conservazione della fertilità del suolo.
Proprio per combattere la progressiva desertificazione. La produzione agricola locale in Senegal è infatti incostante: in alcuni anni cala anche del 50/60 per cento, mentre il suolo è soggetto a progressivo impoverimento a causa dei cambiamenti climatici, della desertificazione, della contrazione della stagione delle piogge. Con i beneficiari Green Cross mette in atto sistemi per fare fronte a questa emergenza.
A beneficiare del progetto saranno le comunità locali dei villaggi di Ballel Pathé, Sinthiou Diam Dior, Koundel, Sadel, Woudourou e delle città di Matam e Ourossogui. Un bacino di 22mila persone, guidato da circa 2mila donne che parteciperanno attivamente al progetto. “Noi mettiamo in moto le energie delle donne che vogliono continuare a vivere e a lavorare nella loro terra”, ha detto Elena Seina, coordinatrice dei progetti Africa di Green Cross, in una nota stampa. “Le donne sono l’anima di questi villaggi. Se miglioriamo la loro condizione, contribuiamo a dare un futuro a questo Paese, creare opportunità per i loro figli. In questo modo avremo piantato un piccolo seme contro la migrazione irregolare”.
Fornire gli strumenti, le conoscenza, la tecnologia. Probabilmente è solo questa la via per migliorare la qualità della vita nelle aree rurali del Senegal, con un’economia in ginocchio e dove il 15 per cento della popolazione vive in condizioni di insicurezza alimentare. E a farlo saranno le donne.
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