Fair to Share connette attività artigianali e giovani professionisti, creando un circolo virtuoso di lavoro a condizioni e budget accessibili.
Mentre la Design Week milanese si avvicina, ecco una selezione di cinque startup che reinterpretano il design in chiave sostenibile.
Ogni primavera Milano torna al centro della scena internazionale grazie alla Design Week, appuntamento che riunisce aziende, designer e innovatori da tutto il mondo. Accanto ai grandi brand del made in Italy, cresce un ecosistema sempre più vivace di startup che stanno ripensando il design attraverso nuovi materiali, modelli produttivi e piattaforme digitali. Il contesto è favorevole: l’Italia è uno dei leader europei del settore, con circa il 20 per cento del fatturato del design nell’Unione europea e oltre 46mila operatori tra imprese, professionisti e freelance. Il comparto del mobile, in particolare, conta circa 15mila aziende e un fatturato vicino ai 24 miliardi di euro, confermando il ruolo strategico del design nell’economia nazionale. In questo scenario, le startup rappresentano spesso il laboratorio dove si sperimentano nuove soluzioni: dall’economia circolare ai marketplace globali per l’artigianato, fino agli hub che connettono tecnologia e progettazione. Eccone cinque da tenere d’occhio.
Il design italiano è storicamente legato a distretti produttivi, aziende familiari e grandi marchi internazionali. Oggi, però, l’innovazione passa sempre più spesso anche da piccole realtà imprenditoriali capaci di sperimentare nuovi modelli. Startup come Krillmat, Ta-Daan, Rippotai e gli ecosistemi promossi da hub come Designtech mostrano come il design possa evolvere tra sostenibilità, digitalizzazione e nuove forme di produzione. Perché il futuro del design non si costruisce solo nei grandi showroom, ma anche nei laboratori e negli studi dove nascono le idee più radicali.
Tra le realtà più interessanti della nuova generazione di design sostenibile c’è Krillmat (nuovo nome del brand precedentemente noto come Krill Design), startup milanese che nasce con l’obiettivo di trasformare residui come bucce d’arancia, fondi di caffè o gusci di pistacchio in biomateriali. Attraverso un sistema tecnologico proprietario chiamato ReKrill, questi scarti vengono trasformati in composti che possono essere stampati in 3D o lavorati per realizzare lampade, accessori e componenti d’arredo. Il modello di Krillmat unisce economia circolare, innovazione nei materiali e produzione locale, dimostrando come il design possa diventare uno strumento concreto per ridurre gli sprechi e valorizzare risorse altrimenti inutilizzate.
Se molte startup innovano sul prodotto, Ta-Daan interviene invece sul modo in cui il design artigianale incontra il mercato. La piattaforma online mette in contatto artigiani indipendenti con clienti in tutto il mondo, offrendo uno spazio digitale dove acquistare oggetti fatti a mano e scoprire le storie dei loro creatori. Il progetto nasce per dare visibilità a piccoli produttori che spesso faticano a raggiungere il pubblico internazionale.
Oltre alla vendita, Ta-Daan punta molto sulla narrazione dei processi creativi e delle tradizioni artigianali, valorizzando la dimensione umana dietro ogni prodotto. I prodotti proposti hanno tutti il TA-DAAN Factor, ovvero sono sostenibili, unici e provenienti da una filiera trasparente. L’artigianato è di per sé una forma di produzione sostenibile, perché gli oggetti vengono realizzati su piccola scala e con metodi attenti all’ambiente, ma questa startup si impegna a garantire che la selezione includa solo prodotti fatti a mano, etici, belli da vedere e creati da piccole imprese di talento.
Rippotai è una startup italiana che esplora il confine tra design e sostenibilità, partendo da oggetti di uso quotidiano. Nata come società benefit, è specializzata nella creazione, progettazione e produzione di idee per regali, gadget e componenti d’arredo per spazi lavorativi o quotidiani. L’approccio di questa startup si basa sulla co-creazione: ogni richiesta viene trasformata in una visione realizzabile e tangibile e ha l’obiettivo di proporre soluzioni per arricchire gli ambienti quotidiani e lavorativi con proposte che rispecchiano i valori della sostenibilità e dell’inclusività.
Tra gli esempi più interessanti c’è Recharta, la carta piantabile prodotta artigianalmente nella Casa circondariale di Forlì: i prodotti – dai biglietti ai segnalibri fino alla cartoleria per eventi – contengono semi che, una volta piantati, possono germogliare.
Non tutte le startup del design producono oggetti: alcune lavorano sull’ecosistema che permette all’innovazione di nascere e crescere. È il caso di Designtech, hub di innovazione con sede a Milano che opera all’incrocio tra design e tecnologia. Questa startup agisce infatti come livello centrale di orchestrazione, guidando i progetti dalla fase di concept iniziale fino all’esecuzione attraverso workshop strutturati, sessioni di co-design e coordinamento multidisciplinare, traducendo gli obiettivi di business in roadmap di innovazione concrete e attuabili.
L’approccio integrato di Designtech prevede design thinking e visione di prodotto, allineamento degli stakeholder e co-creazione, progettazione dei flussi di innovazione e coordinamento dell’ecosistema tra partner e tecnologie. La piattaforma supporta quindi altre startup e aziende attraverso programmi di accelerazione, spazi di coworking, mentorship e connessioni con investitori e partner industriali. L’obiettivo è quello di facilitare la collaborazione tra designer, ingegneri, aziende manifatturiere e venture capital.
Tra le realtà che stanno portando innovazione nel mondo dell’arredo c’è anche Rithema, Pmi innovativa impegnata nello sviluppo di soluzioni ecosostenibili ed energeticamente autonome. L’azienda lavora per integrare tecnologie green negli oggetti e negli spazi della vita quotidiana, con l’obiettivo di rendere l’uso delle energie rinnovabili sempre più diffuso e accessibile. Rithema sviluppa elementi di arredo intelligenti e autosufficienti dal punto di vista energetico: panchine smart, strutture urbane e complementi progettati dall’azienda integrano ad esempio pannelli fotovoltaici e sistemi di accumulo, trasformando oggetti di uso comune in piccole infrastrutture energetiche. Il risultato è un approccio al design che unisce funzionalità, sostenibilità e innovazione tecnologica, contribuendo a ripensare il ruolo dell’arredo all’interno delle città e degli spazi pubblici.
Tra i progetti legati al product design c’è ad esempio Sqrt, una lampada da scrivania in cui la rigidità dei concetti matematici si fonde con la leggerezza dei fasci luminosi, che si irradiano in modo uniforme in ogni direzione. Il design riprende in maniera essenziale la forma della radice quadrata, trasformandola in un oggetto funzionale che svolge anche il ruolo di elegante porta penne. La lampada è dotata di una batteria interna da 3000 mAh, che garantisce circa tre ore di autonomia e si ricarica in circa mezz’ora.
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