L’affluenza ha sfiorato il 60 per cento, e la maggioranza degli italiani boccia la riforma: il No è intorno al 53,7 percento.
Prima il Piano Mattei, ora il G7. Il governo italiano è accusato di non coinvolgere gli africani che dice di voler aiutare.
“Ci rivolgiamo a lei con la speranza di portare all’attenzione della Presidenza italiana del G7 l’urgente bisogno di azione che riguarda il tema della sicurezza alimentare e del clima nel continente africano”. Inizia così la lettera che un gruppo di organizzazioni sindacali, in rappresentanza di milioni di aziende agricole africane a conduzione familiare, ha recapitato alla premier Giorgia Meloni alla vigilia del G7 che si tiene in Puglia, a Borgo Egnazia, nel comune di Fasano.
La lettera si riferisce in particolare a una delle iniziative di punta annunciate dal governo italiano, l’Apulia food systems initiative, che mira ad affrontare la sicurezza alimentare e i cambiamenti climatici in Africa. L’iniziativa dovrebbe essere uno dei risultati chiave del vertice dei leader che si terrà dal 13 al 15 giugno.
In Africa, i piccoli agricoltori producono fino al 70 per cento dei beni consumati all’interno del continente e il loro operato è fondamentale per le catene di approvvigionamento globali di prodotti di base come il caffè. Eppure, nessuno di loro è stato consultato, nonostante siano i protagonisti del successo dell’iniziativa stessa.
Negli ultimi mesi piogge torrenziali e inondazioni hanno distrutto migliaia di ettari di terreni agricoli in Africa orientale, la siccità estrema ha spinto milioni di persone alla fame e alla malnutrizione nell’Africa meridionale e nel Corno d’Africa e un’ondata di caldo mortale in Africa occidentale ha danneggiato i raccolti portando a un’impennata del prezzo del cacao e del caffè sui mercati internazionali.
Si stima che la spesa dei finanziamenti per il clima per i sistemi agroalimentari in Africa debba essere almeno sette volte superiore. Altrettanto importante è destinare i finanziamenti alle organizzazioni di base, se si vuole ottenere il massimo dell’impatto dalle risorse. Invece, nel 2021 solo il 3,6 per cento della spesa pubblica internazionale per il clima in Africa è stata destinata ai piccoli produttori del continente.
La Apulia food systems initiative – che si basa su una serie di principi contenuti in diversi documenti sottoscritti durante la Cop 28 e nel Piano Mattei annunciato dall’Italia alla fine del 2023 – vuole migliorare questo aspetto e prevede di mobilitare i finanziamenti per l’adattamento e la mitigazione dell’agricoltura attraverso la conversione del debito in cibo, la diffusione di programmi di assicurazione alimentare, l’aumento degli investimenti da parte delle banche di sviluppo, nonché di sostenere i Paesi a includere l’alimentazione e l’agricoltura nei loro piani climatici nazionali. Proclami che rischiano di rimanere senza seguito: non è ancora chiaro, infatti, quando saranno mobilitati i nuovi finanziamenti e quanti di questi saranno destinati alle organizzazioni di base.
In particolare, le organizzazioni esortano Meloni a trarre insegnamento dalle passate iniziative alimentari del G7, in gran parte fallite. Infatti, come dimostra un’analisi condotta dall’organizzazione Foundation for farmers organisations and restorative action (Ffora), le tre principali iniziative del G7 sulla sicurezza alimentare lanciate negli ultimi 15 anni, hanno raccolto dei risultati molto limitati e difficili da valutare, nonostante gli obiettivi ambiziosi, a causa della mancanza di trasparenza e di dati disponibili. Ad esempio, mentre la maggior parte delle iniziative ha monitorato l’erogazione dei fondi, nella maggior parte dei casi non è chiaro per cosa siano stati utilizzati esattamente o se abbiano costituito nuove fonti di finanziamento.
Sebbene ogni iniziativa fosse diversa, l’analisi ha messo in evidenza tre problemi comuni che ne hanno limitato il successo: mancanza di coinvolgimento delle principali parti interessate – come i produttori su piccola scala e gli agricoltori familiari – fin dalle prime fasi, incapacità di promuovere una transizione verso sistemi alimentari più resilienti, sostenibili e giusti, incapacità di ottenere finanziamenti dove sono più necessari, compresi i produttori alimentari su piccola scala.
“Il buon senso ci dice che l’iniziativa alimentare pugliese, per essere un successo, deve dare risultati agli agricoltori familiari africani”, ha spiegato Rym Ferchichi, Segretario generale dell’unione degli agricoltori maghrebini e nordafricani, tra i sottoscrittori della lettera indirizzata a Meloni. “Per questo esortiamo i ministri del G7 a incontrarci, in modo che possano ascoltare in prima persona le sfide che dobbiamo affrontare, le soluzioni climatiche che stiamo sperimentando e le barriere che ci ostacolano”. Insomma, se l’iniziativa pugliese deve dare risultati per l’Africa, il primo ministro italiano Meloni e gli altri leader del G7 devono assicurarsi che non si commettano gli stessi errori del passato.
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