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La Giornata mondiale del suolo 2022 ci ricorda che senza terra non avremmo cibo e che dalla salute del suolo dipende la capacità nutritiva degli alimenti.
Il 5 dicembre di ogni anno si celebra la Giornata mondiale del suolo: l’iniziativa, nata nel 2002 dall’Unione internazionale delle scienze del suolo e dal 2014 celebrata ufficialmente dalle Nazioni Unite, vuole ricordare l’importanza di questo elemento naturale per la vita delle piante, degli animali, degli esseri umani e del Pianeta, ma anche sensibilizzare sulle numerose minacce che compromettono i suoli di tutto il mondo.
Per avere un’idea di come il suolo sia fondamentale per la sopravvivenza basterebbe sapere che senza di esso non avremmo cibo: su 18 elementi chimici naturali che servono alle piante per crescere, 15 sono presenti nel terreno (mentre i restanti tre sono assorbiti tramite fotosintesi), e dal suolo proviene il 95 per cento degli alimenti di cui ci nutriamo. Attraverso lo slogan “Soils, where food begins”, l’edizione 2022 della Giornata mondiale del suolo pone l’accento su questo vitale aspetto e sull’urgente necessità di una gestione sostenibile della terra in grado di aumentarne la fertilità. Proprio come noi, il terreno ha bisogno infatti di un apporto equilibrato e vario di sostanze nutritive per essere in salute e produrre cibo sano e nutriente.
Oggi, invece, il 33 per cento del suolo del Pianeta è degradato e tra le cause di questa condizione ci sono le pratiche agricole intensive che sfruttano il terreno rendendolo meno fertile e lo inquinano con l’uso di fertilizzanti e pesticidi chimici mettendo in pericolo la biodiversità. Le conseguenze di tutto questo sono la denutrizione, la fame, compresa quella cosiddetta “nascosta”, ovvero la carenza di micronutrienti di cui si stima siano affette due miliardi di persone a causa della drastica diminuzione, negli ultimi settant’anni, del livello di vitamine e sostanze nutritive negli alimenti.
Prendersi cura del suolo diventa dunque fondamentale per la sicurezza alimentare: secondo le stime della Fao, per rispondere alla domanda globale di cibo, la produzione agricola dovrebbe crescere del 60 per cento entro il 2050, ma basterebbe una gestione sostenibile dei terreni per produrre il 58 per cento di cibo in più.
All’agricoltura intensiva si contrappone l’agricoltura rigenerativa che protegge la fertilità e la salute del terreno attraverso pratiche agricole rispettose come la rotazione e la diversificazione delle colture, il sovescio, l’utilizzo di fertilizzanti naturali come il letame, le lavorazioni manuali della terra.
La rigenerazione del suolo non ha effetti solo sulla produttività alimentare, ma anche sulla tutela degli ecosistemi e sulla lotta ai cambiamenti climatici. Il suolo, infatti, è il più grande serbatoio di carbonio dopo gli oceani contro il riscaldamento globale. In dieci anni la natura ha assorbito il 54 per cento delle emissioni di CO2 di origine antropica, il 37 per cento delle quali grazie a piante, suolo e animali.
Inoltre, i suoli sani mitigano gli eventi climatici estremi perché fungono da ancoraggio per le radici delle piante che a loro volta proteggono dai venti e garantiscono frescura contro il caldo; inoltre, i terreni sono utili a drenare l’acqua contrastando le inondazioni. Per tutte queste ragioni abbiamo bisogno di più suolo e di porre un freno all’urbanizzazione, alla cementificazione, alla deforestazione e all’inquinamento.
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