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Miami non utilizzerà più erbicidi contenenti glifosato, una decisione nata per evitare eventuali danni alla salute dei giardinieri della città e dei bacini idrici.
Il glifosato fa male agli esseri umani? La comunità scientifica non ha ancora risposto in maniera unanime a questa domanda, anche se molti studi associano l’uso di questo erbicida all’incidenza di tumori. La multinazionale Monsanto, di proprietà della Bayer, produce uno degli agenti chimici più usati in agricoltura a livello mondiale che contiene glifosato, ovvero l’erbicida Roundup, e continua a respingere le accuse. Intanto, però, alcune organizzazioni governative hanno iniziato ad avallare la sua abolizione: è notizia recente la decisione di Francis Suarez, sindaco della città statunitense di Miami, capoluogo dello stato della Florida, di vietare l’uso di Roundup e prodotti simili nei giardini e nei prati.
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Il glifosato è finito al centro di una bufera dopo numerosi casi di persone che hanno sviluppato linfomi e cancri dopo essere stati esposti all’erbicida. Oltre al caso del giardiniere malato di tumore DeWayne Johnson, che secondo un giudice californiano dovrebbe ricevere un risarcimento di 78 milioni di dollari da Bayer-Monsanto (decisione a cui l’azienda ha fatto ricorso), circa 8mila contenziosi sono ora aperti negli Usa: denunce da parte di giardinieri e altri lavoratori esposti a un uso costante di Roundup o simili.
Al momento non tutti gli studi ufficiali danno per scontato l’associazione tra glifosato e l’insorgenza di cancri. Di conseguenza, decisori importanti come la Commissione Europea hanno finora evitato di approvare leggi che lo vieterebbero, non reputando abbastanza inconfutabili le evidenze sulla sua presunta cancerogenicità. L’alto numero di denunce però, e un certo timore che la pressione di una multinazionale potente come Bayer-Monsanto può esercitare sui legislatori, lasciano ancora spazio a dubbi e paure sui reali effetti dell’erbicida.
Leggi anche: Glifosato, ottomila denunce contro Bayer-Monsanto negli Stati Uniti
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— TurfNet (@turfnet) March 6, 2019
Mentre il dibattito sulla dannosità del glifosato è ancora in corso, la città di Miami, esercitando il principio di precauzione, ha intanto preso la decisione di bandirlo. Grazie all’intervento dell’associazione Miami Waterkeeper, che si batte per proteggere il bacino idrico della zona, la città ha optato per il divieto dell’erbicida. D’ora in avanti saranno usate solo alternative che sono state accertate come meno rischiose per la salute e anche per l’ambiente. Il glifosato, infatti, è dannoso per l’ecosistema, soprattutto le acque. L’anno scorso Miami ha usato 20mila litri di erbicidi contenenti glifosato, ma ora per i suoi dipendenti che lavorano a contatto con la flora comprerà solo prodotti sicuramente non nocivi, una decisione presa all’unanimità. Il capoluogo della Florida si mette sulla scia di altre località che hanno approvato leggi contro il glifosato o, almeno, contemplato di adottarle: Belgio e Olanda ne vietano la vendita ai privati, mentre il presidente Emmanuel Macron aveva promesso per la Francia un divieto totale, anche se poi ha deciso di fare retromarcia.
Di recente, uno studio ha evidenziato la presenza di glifosato nei prodotti di varie marche di birra e altri ne hanno rilevato tracce perfino in alimenti come la pasta, il miele e il vino ma anche nei corpi di persone come lo studente francese Martin (nonostante dichiari di mangiare soprattutto cibi biologici) e addirittura nelle donne incinte. D’altronde il glifosato viene utilizzato in modo massiccio in agricoltura, anche nelle coltivazioni di grano e cereali. In attesa di poter provare la sua cancerogenicità aldilà di ogni dubbio, è encomiabile la decisione di Miami di evitare l’utilizzo di erbicidi che potrebbero avere conseguenze negative a lungo termine.
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