Uno studio condotto in India ha osservato che sostituendo i fertilizzanti chimici con quelli organici, le verdure riacquistano i nutrienti persi in decenni di agricoltura intensiva.
Quali sono i motivi che spingono gli agricoltori a protestare e fino a che punto dipendono dalle politiche ambientali europee?
Da diverse settimane le proteste degli agricoltori stanno agitando l’Europa. Manifestazioni si registrano in diversi Paesi con i produttori agricoli che protestano contro le politiche nazionali ed europee. In un momento difficile per il settore, in cui la produttività agricola e il reddito degli agricoltori sono sempre più messi a rischio dall’aumento dei costi di carburanti e dei prodotti chimici, dai cambiamenti climatici e dai conflitti in corso, i produttori lamentano la distanza dei decisori politici dalla realtà del contesto geopolitico, climatico ed economico che sta minando le aziende agricole.
In Germania gli agricoltori hanno bloccato diverse autostrade e centri urbani fino ad occupare Berlino con 5mila trattori per protestare contro l’eliminazione decisa dal governo dei sussidi agricoli, in particolare per il carburante. Agitazioni anche in Francia con gli agricoltori che bloccano le strade chiedendo semplificazioni amministrative e indennizzi più veloci in caso di calamità naturali. Nelle manifestazioni è rimasta uccisa una donna che stava protestando, investita da un’auto nel sudovest del Paese. In Italia le proteste sono animate dagli agricoltori autonomi riuniti nel Comitato degli Agricoltori Traditi: manifestano contro il governo, l’Unione europea, le tasse, le importazioni a basso costo, le banche, i sindacati e le grandi Confederazioni agricole, ma anche contro la carne coltivata e le farine d’insetti. In Polonia gli agricoltori protestano contro l’afflusso incontrollato di merci dall’Ucraina; manifestazioni si registrano anche in Romania e Grecia, quest’ultima particolarmente colpita da incendi e inondazioni in estate e in autunno.
Come protesta estrema in Francia gli agricoltori sono arrivati più volte a imbrattare di letame gli edifici istituzionali, un gesto che, con finalità diverse, quasi opposte, ci ha ricordato gli attivisti del movimento Ultima generazione, che si identificano imbrattando di vernice lavabile monumenti e opere d’arte come segno di protesta contro i combustibili fossili.
Il 24 gennaio delegazioni di agricoltori da molti Paesi sono arrivati a Bruxelles dove il 25 gennaio, ha preso il via il dialogo strategico sul futuro dell’agricoltura. “Meritate una giusta remunerazione per il vostro lavoro”, ha detto agli agricoltori la presidente della commissione Ursula von der Leyen. “Il nostro obiettivo è sostenere i vostri mezzi di sussistenza, e garantire la sicurezza alimentare dell’Europa. Ognuno di noi ha un ruolo da svolgere in questo senso”. Ha poi aggiunto: “Abbiamo sofferto di un’inflazione elevata sia per i fattori di produzione agricoli che per i prodotti alimentari. Ma il settore agroalimentare europeo ha dimostrato una notevole capacità di recupero. Inoltre, stiamo tutti facendo un enorme sforzo per contribuire agli obiettivi collettivi del Green deal europeo. Perché tutti noi viviamo con la natura e dalla natura. E anche se non siamo sempre d’accordo su tutte le questioni, siamo tutti d’accordo sul fatto che le sfide sono sempre più grandi. Che si tratti della concorrenza estera o dell’eccessiva regolamentazione interna, del cambiamento climatico, della perdita di biodiversità o del declino demografico”.
A proposito del Green deal, le associazioni della coalizione #CambiamoAgricoltura hanno espresso profondo dissenso verso chi strumentalizza le proteste degli agricoltori per attaccare gli obiettivi e gli impegni previsti dalle strategie del Green deal europeo, in particolare la strategia Farm to Fork e la strategia Biodiversità 2030. Tanto più che, sottolineano, queste politiche sono state di fatto sabotate dalle ultime decisioni delle Istituzioni europee: “Il voto contrario del Parlamento europeo sul Regolamento Sur per la riduzione dell’uso dei pesticidi, l’eliminazione degli allevamenti bovini dalla normativa europea sulle emissioni industriali, la liberalizzazione dei nuovi ogm, l’indebolimento del Regolamento europeo sul ripristino della natura per le aree agricole e infine la decisione della Commissione Ue di rinnovare l’uso del glifosato per altri dieci anni, sono decisioni che hanno ridotto gli obiettivi delle strategie del Green deal a mere enunciazioni di principio, senza alcuna concreta attuazione nel settore primario dell’agricoltura e della zootecnia”.
Il paradosso poi è reso ancora più evidente, secondo la coalizione, dall’esito della riforma della Pac 2023-2027 che ha confermato il sostegno all’agricoltura e zootecnia intensive dipendenti dal petrolio e gas, attraverso sussidi che promuovono l’utilizzo di fertilizzanti e pesticidi di sintesi e che favoriscono le grandi aziende agricole a discapito delle piccole, con oltre l’80 per cento dei fondi della Pac che vengono ancora distribuiti al 20 per cento delle aziende agricole europee.
Le cause della crisi dell’agricoltura europea, secondo le associazioni, vanno ricercate, invece, nella dipendenza dalle risorse fossili, nella volatilità dei prezzi alla produzione e nelle speculazioni finanziarie: “L’aumento dei costi di produzione, determinato soprattutto dall’aumento dei costi energetici e quindi del gasolio, dei fertilizzanti e dei pesticidi chimici di sintesi, ha penalizzato essenzialmente gli agricoltori, mentre l’agroindustria e la grande distribuzione sono riusciti a tutelare meglio i loro risultati economici. La situazione di crisi per gli agricoltori è stata aggravata anche dall’inflazione e dai provvedimenti assunti per contrastarla; confermando per gli agricoltori il ruolo di anello debole della filiera agroalimentare”.
La soluzione dunque, non può essere la cancellazione delle norme e degli impegni per la tutela dell’ambiente e il rinvio dell’indispensabile transizione ecologica dell’agricoltura. Al contrario, una parziale risposta per questi problemi è indicata proprio dalle strategie europee Farm to Fork e Biodiversità 2030 che prevedono la crescita delle superfici agricole dedicate all’agricoltura biologica, i cui costi di produzione sono legati in misura minore alla variabilità dei costi di petrolio e gas, oltre a essere più remunerativa per gli agricoltori.
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