Giornata mondiale del rifugiato

Shigeru Ban, l’architetto realizzerà 20mila abitazioni sostenibili per i rifugiati in Kenya

L’architetto giapponese Shigeru Ban, esperto in architettura umanitaria, lavorerà con l’ONU in un campo di rifugiati in Kenya per realizzare abitazioni ecologiche e a basso costo.

L’architetto giapponese Shigeru Ban, celebre in tutto il mondo e vincitore nel 2014 del premio Pritzker per l’architettura, il più prestigioso a livello internazionale, ha firmato un accordo per progettare 20mila nuove case per i profughi nel Kalobeyei refugee settlement in Kenya. L’iniziativa annunciata dall’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) è considerata un passo importante verso la creazione di servizi umanitari di base in un’area in cui sono arrivati ​​più di 17mila rifugiati solo quest’anno. Il progetto è stato concepito in collaborazione con l’organizzazione umanitaria di Ban, Voluntary architects network (Van), e verrà prima sperimentato su venti rifugi e successivamente ampliato per sostituire le strutture già esistenti.

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Shigeru Ban in visita nel campo Calgary refugee settlement in Kenya © Unhcr

Kalobeyei, come migliorerà

L’obiettivo è quello di migliorare la situazione dei servizi umanitari di base a Kalobeyei che ospita oltre 37mila rifugiati provenienti principalmente dal Sud Sudan e dalla Somalia. È stato costruito nel 2015 con una capienza di circa 45mila individui ma il numero non è sufficiente a causa dell’affluenza di nuovi rifugiati. Nello sviluppo del progetto Ban lavorerà insieme a Un-habitat, l’agenzia Onu incaricata di verificare che aderisca a criteri di sviluppo sostenibile. Questo perché, “i disegni dovranno rispettare le norme nazionali in materia di alloggi”, spiega Yuka Terada, coordinatore del progetto Un-habitat,  “rispondendo in modo responsabile alle condizioni climatiche e alle sfide locali, fornendo soluzioni sostenibili e replicabili per creare ripari”.

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Un’immagine dall’alto del Calgary refugee settlement in Kenya © Flickr

Progettare insieme ai locali

Costruire case nuove a Kalobeyei comporta diverse sfide: oltre a una bassa disponibilità di acqua, problemi di deforestazione, temperature estremamente calde e una stagione delle piogge che spesso provoca inondazioni pesanti, la sua posizione remota crea molti ostacoli. Non essendoci voli commerciali per la zona, raggiungere la strada per la capitale Nairobi per reperire materiali può richiedere fino a tre giorni di viaggio. Ban, noto per il suo lavoro umanitario in tutto il mondo, ha incontrato i rifugiati e ha esaminato le strutture che attualmente li ospitano. “La cosa fondamentale sarà costruire un rifugio in cui non sia necessaria alcuna supervisione tecnica, e i cui materiali siano disponibili in loco e rispettosi dell’ambiente – spiega l’architetto –. È importante che le case possano essere mantenute facilmente dagli abitanti”. 

Quindi nelle intenzioni di Ban il design dovrà rispettare le tradizioni locali e creare spazi familiari adatti alla cultura del luogo e all’ambiente circostante. Ciò significa, in particolare, che dovrà adattarsi alle condizioni climatiche del Kenya, ma non solo: il cantiere dovrà essere partecipato, coinvolgendo la comunità di rifugiati e accogliendo i loro contributi nel processo di progettazione.

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L’architetto Shigeru Ban in visita ai rifugi della zona, strutture che attualmente ospitano migliaia di sfollati © Unhcr

Un design semplice e attento alla sostenibilità

Per Ban la sostenibilità è un valore intrinseco all’architettura. Le sue opere si sforzano di utilizzare prodotti e sistemi in sintonia con l’ambiente e con il contesto, nonché materiali rinnovabili e, laddove è possibile, prodotti localmente. Impiega materiali naturali rigenerabili come il bambù, oppure riciclati come le stoffe e i sottoprodotti di carta e plastica, o risorse locali per costruire colonne, muri e travi portanti. La logica di Ban è semplice: realizzare qualcosa che sia facile da smontare e rimontare e allo stesso tempo resistente all’acqua e al fuoco.

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La celebre Paper log house progettata da Ban dopo il terremoto del 1995 a Kobe, in Giappone, per i rifugiati vietnamiti della zona. Le fondamenta sono realizzate con casse di birra e con sacchi di sabbia, le pareti con tubi di cartone © Pinterest

Shigeru Ban e l’architettura umanitaria

Ban è un maestro nella cosiddetta architettura umanitaria, cioè quella che mira a risolvere in modo dignitoso il problema sociale dell’abitare. La ricerca di sistemi di costruzione poco costosi, accessibili a tutti, ecologici, facili da lavorare e da assemblare per poter essere auto-costruiti facilmente porta anche alla sperimentazione di materiali non convenzionali, come la carta e il cartone.

Ban ha realizzato progetti in Nepal, in Turchia, in Ruanda e in Italia per ospitare popolazioni sfollate, dimostrando una grande abilità nel creare strutture a basso costo con materiali di costruzione ecologici quali cartone, legno e contenitori riciclati. Lavora spesso con vittime locali, studenti e volontari per dare sostegno alle popolazioni colpite da disastri ambientali. Con la sua ong Van è intervenuto in terremoti, tsunami, uragani e guerre, e ha lavorato in Giappone, in India, in Sri Lanka, in Cina, ad Haiti, in Nuova Zelanda e nelle Filippine, oltre ai paesi già citati.

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Better Shelter è un ottimo esempio di un progetto che sostiene azioni umanitarie attraverso lo sviluppo di soluzioni abitative per le persone sfollate, vittime di conflitti armati e catastrofi naturali © Better Shelter

In Kenya oggi ha l’opportunità di sperimentare nuovamente soluzioni architettoniche con materiali sostenibili. Fornire un rifugio dignitoso e duraturo è la chiave per affrontare le esigenze dei migliaia di rifugiati a Kalobeyei. Una collaborazione di successo sulla progettazione delle loro abitazioni contribuirà a rafforzare la loro posizione dando loro case stabili e addirittura permanenti dove vivere. Contribuirà anche a migliorare il clima socioeconomico della zona a beneficio non solo degli sfollati ma anche della comunità ospitante.

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