Due progetti collegati a Biorfarm dimostrano come si possa coniugare l’agricoltura con aspetti sociali e di socialità e come il metodo bio giochi un ruolo imprescindibile in questo.
Mangiare frutta e verdura biologiche fa bene alla salute delle persone e dell’ambiente, ma non solo. Ci sono casi in cui l’agricoltura biologica aiuta il benessere psichico e mentale, andando a favorire anche lo stare insieme e lo spirito di aggregazione. Potremmo chiamarla agricoltura biologica sociale e di socialità.
Dal campo alla mente
Per esempio, Naturalmente è una cooperativa sociale e un’azienda agricola che opera nel territorio delle Langhe Piemontesi, a Farigliano (Cn). Nasce nel 2009 con l’obiettivo di aiutare le persone che soffrono di disagio mentale a riconquistare la propria autonomia attraverso il lavoro nei campi. Il progetto, infatti, coniuga la produzione agricola di alta qualità a percorsi di reinserimento lavorativo per persone affette da problemi psichiatrici gravi. In azienda si coltivano la vite varietà Dolcetto, da cui si ottiene il rinomato Langhe Dolcetto Doc “Retrò” certificato biologico, e le nocciole bio della varietà “Tonda Gentile Trilobata”, una nocciola Piemonte Igp con cui si producono anche cioccolatini, crema gianduja e pasta alle nocciole.
“Le persone che aiutiamo lavorano a tutti gli effetti con noi affiancati dagli educatori”, spiega Luca Leggero, vice presidente della cooperativa. “Percepiscono uno stipendio e si occupano di tutte le attività della campagna che diventa così un ambiente terapeutico: si segue il ritmo della natura, si sta molto all’aperto, si fatica, si impara a collaborare per raggiungere un fine che è quello della raccolta. Si comprende che la pratica e la dedizione conducono a un risultato che è uno stimolo durante il percorso e una soddisfazione alla fine. Le persone arrivano titubanti, ma poi diventano sempre più entusiaste e alcune riescono a risolvere del tutto le loro problematiche”. E la scelta di fare agricoltura biologica, una filosofia di vita e di lavoro, è imprescindibile da un progetto sociale di questa portata: “Il metodo biologico ci permette di ritrovare il contatto con la natura, di prenderci cura della terra su cui camminiamo ogni giorno, di partecipare a creare un nuovo sistema ambiente favorevole alla pianta in cui l’uomo dovrà intervenire sempre meno”.
Dal campo alla cascina
Quello della cooperativa Castel Cerreto, che trova sede dal 2012 in una tipica cascina del 1600 nella Bassa Bergamasca, a Treviglio, e che conta 35 ettari coltivati, si potrebbe definire invece un progetto di agricoltura biologica di aggregazione. “Abbiamo fatto della nostra cascina un punto di ritrovo per la comunità proprio come avveniva una volta – spiega Fabio Proverbio uno dei tre amici e soci fondatori della cooperativa – e in un territorio caratterizzato da coltivazioni intensive abbiamo proposto invece un modello agricolo rispettoso della natura. Per noi l’agricoltura è una forma di produzione, ma anche di cultura”. Le coltivazioni dell’azienda vanno da aprile a ottobre (ci sono fragole, asparagi, ciliegie, pesche, meloni, angurie, uva bianca moscato, ribes, kiwi, zucche): chi vuole può recarsi in cascina per fare una passeggiata nei campi godendo di colori e profumi, per fare un barbecue o un pic nic, ma anche per raccogliere quello che desidera provando l’esperienza di mangiare un frutto direttamente colto dalla pianta o dal campo. “Si può venire senza prenotare, in stagione siamo aperti sette giorni su sette. Forniamo il necessario per la raccolta e per chi lo desidera organizziamo visite guidate con degustazioni delle varietà di frutti e ortaggi, molte antiche e dimenticate, proprio come avviene per il vino”, continua Fabio. “Il cliente non è più solo tale. Acquistando un prodotto al supermercato ci si dimentica di tutto quello che c’è dietro, invece qui le persone si portano a casa la consapevolezza che se mangiano certi prodotti è perché c’è qualcuno che li coltiva e che c’è modo e modo di fare agricoltura, scegliendo se rispettare o meno la natura e il benessere animale. E la soddisfazione più grande è far capire queste cose ai giovani permettendo loro di vivere questi momenti in campo”.
La cooperativa è molto inserita nel territorio e, in collaborazione con altre associazioni locali, organizza tre sagre annuali: quella dell’asparago ad aprile, quella della fragola a maggio, quella dell’uva e della zucca a settembre. Sono appuntamenti in cui si può partecipare alla raccolta e gustare piatti a base di prodotti di stagione, tutto all’insegna della convivialità. A giugno la cascina ospita anche una cinerassegna con proiezioni di film dedicati alla vita rurale e alla campagna, un’altra occasione per stare insieme e per riscoprire l’importanza di tutelare la natura da cui dipende la nostra esistenza.
Il vino e le nocciole di Naturalmente e alcuni dei prodotti della Cooperativa Castel Cerreto sono acquistabili su Biorfarm, la prima comunità agricola digitale attraverso cui si può adottare un albero supportando i piccoli coltivatori e ricevere a casa prodotti bio direttamente dall’agricoltore.
Ecco i dati diffusi in occasione della 13esima Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare e i progetti che salvano il cibo dalla spazzatura.
Un team di ricercatori in Portogallo ha analizzato i polifenoli nell’olio extravergine d’oliva biologico e in quello da agricoltura integrata osservando che sono più elevati in quello bio.
Con gli esperti di Prevenzione a Tavola, una puntata speciale del podcast News dal pianeta Terra dedicata alla dieta mediterranea, quella che tutti dovremmo conoscere.
Negli ultimi 4 anni, i prezzi alimentari hanno subìto un’impennata e l’Antitrust ha avviato un’indagine sul ruolo della grande distribuzione organizzata. Ne abbiamo parlato con Alessandra Rivolta, esperta di Altroconsumo.
L’immunologo Attilio Speciani ci ha spiegato cosa pensa della nuova piramide alimentare degli Stati Uniti. La sua analisi sulle linee guida e sull’influenza delle lobby.
Da una ricerca francese sono stai pubblicati due studi che evidenziano l’associazione tra un maggiore consumo di conservanti e un aumento del rischio di cancro e diabete di tipo 2.
Il 2026 è stato proclamato Anno Internazionale della Donna contadina dalla Fao, per favorire azioni globali per la parità di genere e l’emancipazione femminile nei sistemi agroalimentari.
Secondo il dossier Stop Pesticidi nel piatto 2025 di Legambiente, su 4.682 campioni di alimenti, il 48 per cento contiene residui di sostanze chimiche.