Neutralità climatica, l’Agenzia internazionale dell’energia pubblica la roadmap per cambiare il mondo entro il 2050

Rinnovabili, fossili, nucleare, stoccaggio, efficienza energetica, idrogeno, investimenti sostenibili. La roadmap pubblicata dall’Agenzia internazionale dell’energia per raggiungere la neutralità climatica al 2050 ha una gittata storica.

Inventare colori senza inventarne di nuovi. È il pensiero che sorge spontaneo leggendo l’ultimo rapporto dell’Agenzia internazionale dell’energia (Aie)Net zero by 2050: a roadmap for the global energy sector”, pubblicato poche ore fa: non manca nessun tono per dipingere la tela della neutralità climatica al 2050 eppure ci sono colori che sembrano nuovi, più brillanti, più intensi.

L’Agenzia ha redatto il primo studio al mondo che traccia ritmicamente la strada verso le emissioni nette zero e il contenimento dell’aumento della temperatura a 1,5 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali, come previsto dall’Accordo di Parigi. La tabella di marcia stabilisce di aumentare rapidamente la quota energia prodotta da fonti rinnovabili e, al tempo stesso, ridurre gli investimenti in combustibili fossili e centrali a carbone fino ad annullarli.

Accostando assunti ormai noti ai nuovi trend che stanno ridisegnando il sistema energetico, ne emerge un dipinto che profuma di fresco: l’Agenzia cita i sistemi di cattura, stoccaggio e utilizzo di carbonio, l’idrogeno e la crescente flessibilità del sistema energetico, senza dimenticare i timori sulla cybersicurezza riguardo l’approvvigionamento energetico e l’accesso universale all’energia pulita. Perché gli impegni finora assunti dai governi in materia di clima, evidenzia l’Aie, non bastano per azzerare le emissioni globali di gas a effetto serra.

il percorso alla neutralità climatica
La strada verso la neutralità climatica tracciata dall’Agenzia internazionale dell’energia © Aie

Cosa prevede la roadmap dell’Aie per la neutralità climatica

La trasformazione che fa assaporare l’Agenzia richiederà uno sforzo di una portata e rapidità che non ha precedenti nella storia. Il direttore esecutivo Fatih Birol la definisce in una nota stampa la “più grande sfida che l’umanità abbia mai affrontato” verso “un futuro più luminoso”.

La roadmap si basa sugli strumenti di modellazione e sulle competenze maturate dall’Agenzia negli ultimi quattro decenni. Fissa oltre 400 tappe per guidare il viaggio globale verso la neutralità climatica. La trasformazione dovrà partire dal sistema energetico, cioè dal modo in cui l’energia viene prodotta, trasportata e usata a livello globale. Sarà trainata dagli investimenti in tecnologie più pulite, indispensabili a creare nuova occupazione e stimolare la crescita globale. Per riuscire a portare l’elettricità a circa 785 milioni di persone oggi scollegate dalla rete, bisognerà investire 40 miliardi di dollari l’anno, pari più o meno all’1 per cento della media annuale degli investimenti nel settore energetico. A patto che tutto il mondo rispetti puntualmente la tabella di marcia.

 

Tra le priorità, come più volte rimarcato negli anni dall’Aie, la fine degli investimenti in nuovi progetti legati ai combustibili fossili e in nuove centrali a carbone. Entro il 2035 le autovetture con motore endotermico non dovranno più essere vendute e nel 2040 il comparto elettrico diventerà il cuore pulsante del sistema energetico.

Nel breve termine, il rapporto prevede l’immediata e massiccia diffusione di tutte le tecnologie pulite ed efficienti per la produzione di energia, unitamente a una spinta globale all’innovazione. Nel dettaglio, richiede di installare ogni anno, da qui al 2030, nuova capacità di solare fotovoltaico pari a 630 gigawatt (GW) e nuova capacità di eolico pari a 390 GW. Valori che porterebbero a quadruplicare i risultati record del 2020. Solo per il solare significa installare più o meno ogni giorno un parco fotovoltaico esteso quanto il più grande esistente oggi. Sforzi maggiori andranno indirizzati poi all’incremento dell’efficienza energetica del 4 per cento l’anno fino al 2030, circa tre volte la media registrata dai primi Duemila.

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Rinnovabili e neutralità climatica © Agenzia internazionale dell’energia

Investimenti in ricerca e sviluppo e nuova occupazione

Da qui al 2030 bisognerà investire 5mila miliardi di dollari all’anno nelle energie pulite, con un incremento ulteriore di 0,4 punti percentuali l’anno legato alla crescita del prodotto interno lordo (pil) mondiale. Lo sostiene un’analisi congiunta con il Fondo monetario internazionale. L’aumento della spesa pubblica e privata creerà milioni di posti di lavoro, ad esempio, nei comparti dell’efficienza energetica, dell’ingegneria, del manifatturiero e delle costruzioni. Tutto ciò determinerà un aumento del pil globale del 4 per cento nel 2030 rispetto al trend attuale.

Le tecnologie disponibili oggi sono fondamentali nell’abbattimento delle emissioni di gas a effetto serra da qui al 2030, ma allungando l’occhio al 2050 saranno determinanti quelle che al momento sono in fase prototipale o dimostrativa. Per questo la spesa pubblica destinata alla ricerca e allo sviluppo deve aumentare rapidamente e diventare prioritaria nelle agende energetiche e climatiche di tutto il mondo. Particolarmente rilevanti, sottolinea l’Agenzia, saranno i progressi compiuti nei settori dell’accumulo, degli elettrolizzatori per la produzione di idrogeno verde e dei sistemi di cattura, stoccaggio e utilizzo del carbonio (ccus).

Il valore della cooperazione internazionale

“La portata e la velocità degli sforzi richiesti” per raggiungere la neutralità climatica non hanno eguali nella storia, aggiunge Birol, ma servono per dimostrare che il target al 2050 non è irraggiungibile. Nulla si può fare senza “azioni politiche forti e credibili da parte dei governi, sostenute da una cooperazione internazionale molto più ampia”. Il rapporto si propone esso stesso come strumento di informazione per i negoziati di alto livello che si svolgeranno il prossimo novembre a Glasgow in occasione della Cop 26, la Conferenza delle parti sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite.

La relazione riflette alcune priorità fissate nell’agenda della prossima Cop, come l’urgenza di “aumentare l’adozione di tecnologie pulite in tutti i settori e di chiudere le centrali a carbone ed eliminare i veicoli inquinanti”, afferma in nota il presidente designato della Cop26 Alok Sharma. L’Agenzia si dice pronta a sostenere i singoli governi “nella stesura delle tabelle di marcia nazionali e regionali, a fornire orientamento e assistenza nella loro attuazione e a promuovere la cooperazione internazionale per accelerare la transizione energetica in tutto il mondo”. Rispettando la propria natura, “ogni Paese dovrà progettare la propria strategia”, rimarca Birol. Ci si aspetta che le economie avanzate raggiungano l’ambìto “net zero” prima di quelle in via di sviluppo.

Per la neutralità climatica serve un cambiamento comportamentale

Cosa sarebbe una transizione di tale portata e rapidità senza il sostegno e la partecipazione attiva di tutti? La transizione “tocca e dipende dalle persone”, prosegue Birol, “deve essere equa e inclusiva, senza lasciare indietro nessuno”. Se raggiunta, ridurrà l’inquinamento atmosferico a tal punto da evitare 2,5 milioni di vittime ogni anno. Per questo bisognerà garantire che i paesi in via di sviluppo ricevano “know-how finanziario e tecnologico di cui hanno bisogno per costruire da sé i loro sistemi energetici e soddisfare in modo sostenibile le esigenze delle loro popolazioni e delle loro economie in espansione”.

cambiamenti comportamentali

Come cambierà il mondo entro il 2050

Nel 2050 il mondo avrà un aspetto completamente differente rispetto a oggi. La domanda di energia  sarà inferiore di 8 punti percentuali, l’economia macinerà il doppio del denaro, 2 miliardi di persone in più abiteranno il Pianeta. Almeno il 90 per cento dell’elettricità sarà prodotta da fonti rinnovabili; per il 70 per cento eolico e fotovoltaico, per il resto energia nucleare. I combustibili fossili perderanno il loro primato nella fornitura globale: dai quattro quinti odierni a un quinto. Si useranno quasi esclusivamente nei prodotti, come la plastica, e in quei settori per cui le alternative scarseggiano.

Lungo la strada per la neutralità carbonica, alle più note sfide legate all’approvvigionamento di fonti fossili ne emergeranno di nuove legate alla sicurezza dell’approvvigionamento energetico, data l’elettrificazione progressiva delle nostre città. La contrazione della produzione di gas naturale avrà implicazioni di lungo periodo. Non saranno necessari nuovi giacimenti di petrolio e gas naturale e le forniture si concentreranno sempre di più in mano a pochi.

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Idrogeno e neutralità climatica © Agenzia internazionale dell’energia

Inoltre, la stagnante linearità dell’economia determinerà una forte dipendenza dai minerali critici, usati nelle principali tecnologie e infrastrutture per l’energia pulita, con forti rischi di volatilità dei prezzi e perturbazioni dell’approvvigionamento, entrambi temibili nemici della transizione. “I governi devono stimolare gli investimenti in batterie, soluzioni digitali e reti elettriche che premiano la flessibilità e la fornitura affidabile di elettricità”, conclude Birol. “Il ruolo in rapida crescita dei minerali critici richiede nuovi meccanismi internazionali per garantire sia la disponibilità tempestiva degli approvvigionamenti sia una produzione sostenibile”.

I colori di questa tavolozza ci sono sono quindi tutti: energie rinnovabili, efficienza energetica, stoccaggio del carbonio, idrogeno e comportamenti. Ogni giorno in cui non si fa la propria parte è un giorno sprecato, un colore non utilizzato.

Le 5 osservazioni dell’Istituto mondiale di risorse

L’Istituto mondiale di risorse, organizzazione mondiale istituita dalla fondazione MacArthur, ha diffuso cinque osservazioni sulla roadmap dell’Agenzia. Innanzitutto, ha evidenziato quanto sia stata cauta sull’incremento della produzione di elettricità da fonti intermittenti. La possibilità di “percorsi che prevedono una quota maggiore di elettricità da rinnovabili” è stata accantonata dall’Agenzia perché prevederebbe costi maggiori. Posizione che, secondo l’Istituto, “merita maggiore attenzione” visto che “l’Agenzia tende a essere prudente su quanto velocemente i costi delle rinnovabili continueranno a diminuire”.

Il phase out dal carbone è inevitabile, prosegue l’Istituto, ma deve essere equo. Lo scenario a emissioni zero prevede di azzerare gli investimenti nelle fonti fossili, ma non considera che il consumo di gas naturale potrebbe aumentare in alcuni paesi, come in alcune zone dell’Africa, a supporto della crescita economica e dell’accesso equo all’energia.

In merito ai benefici riguardanti la salute delle persone, le previsioni dell’Agenzia non includono quelli “derivanti da un’esposizione minore ai disastri dovuti ai cambiamenti climatici e al calore estremo”.

La tecnologia per lo stoccaggio e l’utilizzo di carbonio giocherà un ruolo chiave nel raggiungimento dell’obiettivo emissioni zero, prosegue l’Istituto, ma non rappresenta l’unica soluzione. Restano alcuni dubbi circa lo sviluppo della tecnologia e i costi: “La tecnologia è ancora costosa e i consumatori restano indecisi in merito alle opzioni per l’accumulo di CO2”. L’Istituto cita il rapporto “Making Mission Possible: Delivering a Net-Zero Economy”, redatto dalla Energy transition commission, costituita da oltre 45 tra i più rilevanti soggetti finanziari, centri di ricerca e imprese globali, che guarda alla Ccs soprattutto “per la decarbonizzazione del settore industriale, ad esempio per la produzione di cemento”. In aggiunta, dà grande rilievo alla “forte diffusione delle rinnovabili e dei dispositivi di stoccaggio dell’energia, al miglioramento dell’infrastruttura e della flessibilità del settore energetico”.

Infine, riguardo all’uso delle biomasse per la produzione energetica “lo scenario dell’Agenzia si basa sull’uso massiccio di 100 exajoules (EJ) di biomassa”. “Un miglioramento significativo rispetto alle precedenti ipotesi”, evidenzia l’Istituto, ma “probabilmente ancora irrealistico”. “Considerato che la domanda di cibo e legno dovrebbe aumentare di oltre il 50% dal 2010 al 2050, rendere la terra più produttiva” è indispensabile “per soddisfare le esigenze umane senza incoraggiare la deforestazione di altre terre”. Meglio rimboschire queste terre per produrre giovamenti al clima, suggerisce, piuttosto che destinarne l’utilizzo alla produzione di energia.

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