L’Efsa raccomanda di eliminare le gabbie e le mutilazioni per migliorare il benessere animale, ma per i produttori europei questo si rifletterebbe nell’aumento del costo della carne.
No a gabbi e mutilazioni: l’autorità per la sicurezza alimentare europea ha espresso un parere per migliorare il benessere animale negli allevamenti di polli e galline.
I produttori europei hanno espresso preoccupazioni per l’impatto socioeconomico che potrebbe avere l’attuazione di queste raccomandazioni in particolare per il costo della carne e la concorrenza estera.
Per Federbio cambiare modello di allevamento è necessario quanto modificare le nostre abitudini alimentari.
Evitare l’uso di gabbie e le mutilazioni: sono queste le principali raccomandazioni dell’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) per migliorare il benessereanimale negli allevamenti di polli da carne e delle galline ovaiole dell’Unione europea.
Il parere dell’Efsa sull’allevamento di polli da carne e galline ovaiole in Europa
L’Efsa ha valutato l’intero ciclo produttivo, dall’allevamento e dalla crescita dei giovani volatili all’allevamento di polli da carne e galline ovaiole, e ha proposto alcune azioni per migliorare il benessere animale sottolineando come questo sia anche un elemento chiave per la sicurezza della filiera alimentare, visto lo stretto legame tra benessere degli animali, salute animale e malattie di origine alimentare.
Gli esperti raccomandano quindi di evitare l’uso di gabbie (al momento sono consentite quelle di almeno 750 cm² di superficie per gallina) e di mutilazioni (sono consentite quelle del becco nei pulcini con meno di 10 giorni) e danno alcune indicazioni sulla riduzione della densità dei capi per consentire agli animali di esprimersi, sul limite all’accrescimento, sull’utilizzo delle piattaforme sopraelevate per garantire il riposo e gli spostamenti dei volatili oltre che delle coperture esterne per favorire l’esplorazione e il foraggiamento, e sul regolamento dell’illuminazione negli allevamenti per migliorare il riposo e ridurre la paura degli animali.
To improve the welfare of farmed broiler #chickens and laying #hens, our experts recommend a number of measures such as avoiding feed restriction and the use of cages.
I produttori: “A rischio il settore avicolo europeo”
Secondo le associazioni degli agricoltori e delle cooperative agricole europei Copa e Cogeca – che hanno diffuso una nota congiunta – il parere dell’Efsa contiene raccomandazioni senza precedenti che, se applicate in questi termini, porterebbero alla perdita della maggior parte del settore avicolo europeo, carne e uova. “La proposta più scioccante è quella di ridurre la densità del bestiame per i polli da carne convenzionali a un massimo di 11 chili per metro quadro. Vorrebbe dire effettuare importanti investimenti in azienda mentre il numero di capi in una stalla dovrà essere ridotto del 72 per cento”. Attualmente, infatti, negli allevamenti convenzionali di polli, la norma consente una densità di 33 chili per metro quadro (circa 15 polli) che però può essere aumentata fino a un massimo di 42 chili per metro quadro con specifica autorizzazione.
Per i produttori, l’attuazione di proposte così estreme comporterebbe la chiusura delle piccole e medie imprese nelle zone rurali, la perdita di competitività e l’aumento delle importazioni, con un massiccio aumento del prezzo della carne di pollame per i consumatori. Le preoccupazioni riguardano l’impatto socioeconomico di un eventuale attuazione di queste raccomandazioni, soprattutto in merito alla concorrenza internazionale che applica standard di benessere inferiori.
Federbio: “Necessario cambiare modello di allevamento, ma anche abitudini alimentari”
“Nel percorso verso gli obiettivi della Farm to Fork è evidente come sia doveroso cambiare modello di allevamento”, ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, presidente di Federbio.“Noi siamo favorevoli a una normativa più restrittiva anche per l’allevamento biologico come abbiamo dimostrato definendo lo standard Federbio per il benessere animale. Tuttavia non si può chiedere alle aziende di cambiare se contemporaneamente non cambiamo le nostre abitudini alimentari”. Secondo la presidente, occorre ridare il giusto valore al cibo con un giusto prezzo per tutti. I produttori non devono essere costretti a produrre a costi superiori di quelli di vendita; dall’altra parte, noi dobbiamo imparare a consumare meno carne e più di qualità e basare la nostra alimentazione su concetti come la stagionalità, il rapporto diretto coi produttori, la lotta allo spreco di cibo.
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