Il giusto prezzo tiene conto dei costi di produzione ma anche dei servizi sistemici con cui gli agricoltori bio si prendono cura della salute delle persone e del Pianeta.
Per uno studio americano, le incertezze nel calcolo delle emissioni di metano degli allevamenti comprometterebbero il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità.
Con la pubblicazione, lo scorso maggio, del report Global Methane Assessment, l’Unep (il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente) ha sottolineato la necessità di misure urgenti per ridurre le emissioni di metano già nel decennio 2020-2030. Una diminuzione di emissioni del 45 per cento in dieci anni eviterebbe, infatti, circa 0,3°C di riscaldamento globale entro il 2040. Secondo un recente studio, però, i dati disponibili sulle quantità di emissioni di metano, almeno quelle derivanti dagli allevamenti intensivi di bovini, sarebbero sottostimati. E questo “errore di calcolo” potrebbe minare il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile e quelli dell’accordo di Parigi che puntano a limitare l’aumento medio della temperatura mondiale a 1,5 C°.
L’analisi, condotta da studiosi della New York University e della Johns Hopkins University e pubblicata sulla rivista Environmental Research Letters, ha rivisto le misurazioni di gas metano dell’Epa (Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente) degli ultimi anni relative agli allevamenti intensivi di bovini negli Stati Uniti, giungendo alla conclusione che le emissioni potrebbero essere maggiori di quanto stimato. In particolare, gli autori dello studio hanno integrato i calcoli dell’Epa, basati su modelli matematici, con misurazioni di metano nell’aria, e hanno osservato che le emissioni potrebbero essere dal 39 per cento al 90 per cento in più rispetto ai dati conosciuti. Inoltre, la ricerca ha evidenziato che, con la richiesta di carne e latticini dai Paesi in via di sviluppo come quelli dell’Asia orientale e sudorientale, le emissioni di metano potrebbero crescere il 21 per cento in più entro il 2050. Questo potrebbe portare a un aumento delle temperature di 1,5-2 gradi Celsius più rapidamente di quanto previsto.
“I responsabili politici dovrebbero prendere in considerazione le emissioni di metano insieme a una serie di altri importanti problemi ambientali derivanti dalla produzione concentrata di carne e prodotti lattiero-caseari, compreso l’inquinamento delle acque e le epidemie di malattie infettive di origine animale, per guidare i sistemi alimentari verso una direzione migliore” – ha affermato l’autore dello studio Matthew Hayek.
Il gas metano è responsabile del 10 per cento delle emissioni a effetto serra e quello proveniente da agricoltura e allevamenti rappresenta il 40 per cento del totale. L’effetto del metano, in termini di “potere riscaldante”, è superiore nel lungo periodo a quello della CO2, ma il gas è presente nell’atmosfera in quantità inferiori rispetto all’anidride carbonica. Quantità che però, secondo questo studio, sarebbe necessario, appunto, rivalutare.
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