Uno studio condotto in India ha osservato che sostituendo i fertilizzanti chimici con quelli organici, le verdure riacquistano i nutrienti persi in decenni di agricoltura intensiva.
Il 29 settembre è la Giornata della consapevolezza delle perdite e gli sprechi alimentari. Facciamo il punto sui numeri del fenomeno, sulle cause e sulle soluzioni antispreco. A partire dalla spesa.
Mentre nel 2022 tra 691 e 783 milioni di persone nel mondo hanno sofferto la fame, il 13 per cento del cibo mondiale viene perso tra il momento della raccolta e l’arrivo sullo scaffale, mentre un ulteriore 17 per cento viene sprecato a livello domestico, nel settore della ristorazione e nella vendita al dettaglio.
L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile ha tra gli obiettivi il dimezzamento dello spreco alimentare globale a livello di vendita al dettaglio e di consumatore e la riduzione delle perdite alimentari lungo le catene di produzione e di approvvigionamento. Il raggiungimento di questo traguardo ha un ruolo chiave nella costruzione di sistemi alimentari sostenibili perché aumenta la disponibilità di cibo e contribuisce alla sicurezza alimentare. Inoltre, ridurre le perdite e gli sprechi alimentari significa anche ridurre le emissioni di gas serra, proteggere gli ecosistemi e le risorse naturali da cui dipende il futuro del cibo.
Per sensibilizzare la popolazione mondiale su questi temi, il 29 settembre di ogni anno ricorre la Giornata della consapevolezza delle perdite e gli sprechi alimentari indetta dalla Fao e dall’Unep. In questa occasione, Babaco Market, servizio di e-grocery in abbonamento che consegna a domicilio box di prodotti alimentari che per difetti estetici vengono scartati dai canali tradizionali di distribuzione, si è interrogato sul grado di consapevolezza degli italiani sul tema.
Secondo i dati emersi dall’osservatorio commissionato a Bva-Doxa, il 96 per cento degli intervistati dichiara di avere una chiara percezione dello spreco e ritiene importante agire come collettività per arginare il fenomeno, ma solo il 41 per cento ne conosce la reale entità. Il 77 per cento degli intervistati è a conoscenza dell’impatto che lo spreco alimentare ha in termini di emissioni di gas serra che agiscono sul riscaldamento globale mentre, come sottolineato da Guido Vesconi di Doxa, un elemento di novità dell’indagine 2023 è che 9 italiani su 10 sono consapevoli di quanto gli eventi meteorologici estremi causati dai cambiamenti climatici compromettano i raccolti agricoli generando perdite alimentari.
Il 78 per cento degli italiani dichiara di prestare molta attenzione e di non buttare quasi mai il cibo, ma il 57 per cento ha dichiarato di aver riscontrato almeno un episodio di spreco alimentare domestico nell’ultimo mese. Si spreca per mancanza di attenzione alla data di scadenza o al deterioramento degli alimenti (59 per cento); per una conservazione poco adeguata dei prodotti nei punti vendita (28 per cento); per la tendenza a comprare troppi alimenti (16 per cento) o in formati troppo grandi (16 per cento) e, infine, per l’abitudine a cucinare cibo in eccesso (14 per cento).
Come emerge dall’osservatorio, 2 italiani su 3 gradirebbero fare una spesa sostenibile caratterizzata da prodotti antispreco (39 per cento), da eccellenze del territorio (28 per cento), da prodotti che rispettano l’ambiente (24 per cento) e i lavoratori (9 per cento). Attualmente, però, 1 italiano su 2 non trova fattibile questa possibilità attraverso i canali abituali: tra i principali ostacoli, il tempo e lo sforzo extra richiesto (75 per cento), la disponibilità di punti vendita, la localizzazione dei negozi, la modifica delle proprie abitudini.
Babaco Market si propone come un’opportunità pratica per una spesa più sostenibile per tutti coloro che vogliono cambiare le proprie abitudini a favore della tutela dell’ambiente e della società. “Siamo nati con l’idea di contribuire a risolvere un problema gigantesco, quello dello spreco”, ha spiegato Francesco Giberti, ceo e founder di Babaco Market. “Abbiamo deciso di partire dalla produzione agricola dove illogiche logiche di mercato provocano una perdita enorme: tantissima ortofrutta, infatti, viene scartata dai canali di distribuzione tradizionali perché, seppur buona, non corrisponde ai canoni estetici richiesti, dall’omogeneità della buccia alle dimensioni. Considerando tutto questo spreco di cibo e di lavoro inaccettabile, in tre anni siamo riusciti ad avviare collaborazioni con un centinaio di produttori in tutta Italia, siamo arrivati a consegnare in mille comuni e abbiamo salvato 1.800 tonnellate di frutta e verdura”.
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Iscrivendosi al servizio si riceve a casa una box di frutta e verdura “brutta ma buona”. Si possono scegliere le dimensioni e la frequenza di consegna, ma non il contenuto della scatola: “Non diamo la possibilità di comporre la box perché non sappiamo a priori cosa recupereremo e perché la nostra mission è anche quella di promuovere diete varie e rispettose della stagionalità degli alimenti”. Da qualche tempo c’è, però, la possibilità di escludere tre prodotti non graditi e – ultima novità – di aggiungere alla box anche prodotti da dispensa de “La Bottega” come cereali, succhi, olio, birra, legumi, fazzoletti, sapone. Questi vengono selezionati in base a tre pilastri valoriali: riduzione degli sprechi (quindi prodotti alimentari creati grazie a progetti di economia circolare, prossimi alla data di scadenza o con qualche difetto di packaging); rispetto per l’ambiente e le persone (selezione di alimenti provenienti solo da filiere sostenibili e da aziende che si occupano di reinserire nella società persone in difficoltà) e ricerca delle eccellenze del territorio italiano (ortofrutta e ingredienti contraddistinti da presidi Slow Food, Igp e Pat).
Attraverso un qr code presente sulla box si può accedere alle informazioni riguardanti il prodotto e al perché è stato inserito nella scatola. Babaco si impegna anche a donare l’invenduto o a utilizzarlo in progetti di economia circolare come la birra Biova Lemon, realizzata con 200 kg di limoni con la buccia rovinata.
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