La frequenza e l’intensità degli eventi di caldo estremo sono in aumento: agricoltura e allevamento sono i settori colpiti più duramente con stress per le colture, gli animali e i lavoratori.
Secondo uno studio, le emissioni del settore alimentare basteranno, da sole, a superare l’obiettivo degli 1,5 gradi di aumento della temperatura media globale.
Se il sistema alimentare continuerà a produrre le emissioni di gas serra attuali, queste basteranno da sole a far superare, entro la fine del secolo, il limite fissato nell’Accordo di Parigi di 1,5 gradi Celsius di riscaldamento globale. A dirlo è uno studio americano pubblicato su Nature climate change.
Lo studio ha analizzato ogni gas serra separatamente per 94 tipi di alimenti chiave, consentendo di comprenderne meglio l’impatto sul clima nel tempo. L’inserimento dei dati sulle emissioni in un modello climatico ha mostrato che la produzione e il consumo alimentare globale porterebbero a un aumento di 0,7°C entro il 2100 che, sommato al già registrato aumento di 1 °C, sarebbe sufficiente a superare il fatidico grado e mezzo.
Secondo i risultati dello studio, il 75 per cento dell’aumento di temperatura risulta legato ad alimenti la cui produzione causa elevate emissioni di metano, ovvero carne di bovini, latticini e riso. Tuttavia, sempre secondo gli scienziati, oltre il 55 per cento dell’aumento previsto può essere evitato grazie ad alcune strategie di mitigazione come il miglioramento delle pratiche di produzione per ridurre le emissioni, l’adozione di una dieta che preveda un minore consumo di carne e la riduzione degli sprechi alimentari.
“Sostenere il modello di produzione e consumo alimentare attuale non è coerente con il mantenimento della soglia di temperatura di 1,5°C”, ha affermato Catherine Ivanovich, della Columbia University negli Stati Uniti, che ha guidato la ricerca. “Ciò pone molta urgenza sulla riduzione delle emissioni, in particolare dai gruppi alimentari ad alto contenuto di metano”.
Se tutti consumassero solo una singola porzione di carne rossa alla settimana, l’aumento di temperatura potrebbe essere ridotto di 0,2°C. Una tale dieta significherebbe un forte taglio nel consumo di carne nelle nazioni ricche, ma potrebbe significare un aumento in alcuni paesi più poveri. La riduzione delle emissioni di metano dai bovini utilizzando additivi per mangimi e una migliore gestione del letame potrebbero evitare altri 0,2°C di aumento, mentre il passaggio all’energia verde nel sistema alimentare ridurrebbe l’aumento di 0,15°C.
Le emissioni di metano causate dall’uomo sono responsabili di circa un terzo dell’aumento delle temperature globali registrato nell’ultimo secolo e del 25 per cento del calore intrappolato da tutti i gas serra. Circa il 40 per cento delle emissioni antropiche di metano proviene da fughe di esplorazione, produzione e trasporto di combustibili fossili; un altro 40 per cento proviene dall’agricoltura, principalmente dall’allevamento intensivo, mentre il 20 per cento da rifiuti in decomposizione. Le emissioni di metano negli ultimi decenni sono aumentate e, secondo le stime, continueranno a crescere.
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