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Lisbona è stata nominata capitale verde europea per il 2020 per essere stata in grado di trasformare le sfide ambientali che ha dovuto affrontare, in opportunità di crescita.
“Per il viaggiatore che vi giunge dal mare, Lisbona sorge come una bella visione da sogno, stagliata contro un cielo azzurro splendente che il sole allieta con il suo oro. E le cupole, i monumenti, i vecchi castelli si stagliano sopra il turbinio di case, come araldi lontani di questo luogo delizioso, di questa regione fortunata”. Così la città veniva descritta da Fernando Pessoa, celebre scrittore portoghese.
Dopo quasi un secolo, la capitale del Portogallo non ha mai perso il suo fascino e passeggiando per le vie del centro mentre si gusta una tipica pastel de Nata, sembra davvero di vivere in un luogo incantato immune agli effetti del tempo.
Eppure, la magia di Lisbona risiede proprio nella sua capacità di adattarsi senza perdere le caratteristiche che la contraddistinguono. Questa sua resilienza ha giocato un ruolo chiave anche nella lotta contro la crisi climatica, fruttandole il titolo di capitale verde europea del 2020.
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“Oggi due terzi degli europei vivono in città. Le aree urbane concentrano la maggior parte delle sfide ambientali con cui deve fare i conti la nostra società, ma uniscono anche l’impegno e l’innovazione necessari per risolverle”, ha dichiarato la Commissione europea durante la premiazione della capitale portoghese.
Karmenu Vella, commissario europeo per l’Ambiente, gli affari marittimi e la pesca, ha poi spiegato che “la città di Lisbona è stata in grado di mostrare come sia possibile trasformare le sfide ambientali in opportunità, diventando un esempio e un motivo di ispirazione per altre realtà”.
Lisbona è stata la prima capitale in Europa a firmare il Nuovo patto dei sindaci per i cambiamenti climatici e l’energia nel 2016, dopo aver ottenuto una riduzione del 50 per cento delle emissioni di CO2 (2002-14), una riduzione del consumo di energia del 23 per cento e del consumo di acqua del 17 per cento dal 2007 al 2013.
La città è stata valutata sulla base di dodici indicatori quali l’attenuazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici, la mobilità urbana sostenibile, l’uso sostenibile del suolo, la presenza della natura e della biodiversità e la qualità dell’aria, e ha passato il test a pieni voti. Malgrado alcuni tragici eventi che l’hanno messa duramente alla prova, come il terremoto del 1755 che l’ha praticamente rasa al suolo e la recessione del 2008 che ha messo in ginocchio il paese, Lisbona non ha mai smesso di puntare sulla sostenibilità e di lavorare costantemente per migliorare la qualità della vita dei suoi cittadini.
È così diventata un esempio tangibile di come la crescita economica possa e debba andare di pari passo con la protezione dell’ambiente; una strategia vincente che l’ha portata a ricevere il premio di 350mila euro di incentivi finanziari da parte della Commissione europea.
La città ha capito da subito una cosa fondamentale: per gestire al meglio gli eventi climatici imprevedibili bisogna puntare sulla riduzione del rischio. Per farlo ha creato un ambizioso piano di infrastrutture sostenibili che mirano a proteggere il territorio da eventi quali le alluvioni, gli straripamenti dei fiumi o l’erosione delle coste dovuta all’innalzamento del livello dei mari. Lisbona peraltro si affaccia proprio sull’oceano atlantico.
Il piano comprende misure per gestire al meglio le risorse idriche e le attività di drenaggio dei territori a seguito delle piogge, la costruzione di infrastrutture verdi e il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici. Tutto nell’ottica di raggiungere la carbon neutrality, cioè l’azzeramento delle emissioni di CO2, entro il 2050.
Per diminuire le emissioni non basta operare solamente sul territorio. Ciò che serve è un cambio nella mentalità dei cittadini e la loro partecipazione agli sforzi della municipalità.
Nel 2017, Lisbona ha lanciato un servizio di bike sharing che si estende oggi fino alle aree più periferiche della città. Nei due anni successivi, ha poi creato una rete ciclabile di 90 chilometri. L’obiettivo finale è quello aggiungere altri 60 chilometri, per raggiungere una rete di piste ciclabili lunga 150 chilometri.
Il comune di Lisbona ha cercato di limitare il più possibile l’utilizzo di mezzi a motore da parte dei privati, privilegiando e ampliando non solo la rete di trasporti su due ruote, ma implementando anche quella dei trasporti pubblici. Il 38 per cento delle vetture a disposizione dell’amministrazione pubblica è elettrico e il Portogallo vanta oggi una delle più grandi reti di ricarica del mondo con ben 516 colonnine disponibili.
Queste iniziative fanno parte di un piano più ambizioso che vede la trasformazione di Lisbona in una città dove le persone possano avere accesso ad almeno due tipi di trasporto sostenibile nel giro di mezzo chilometro dalla loro abitazione.
La città ha inaugurato nuovi parchi che hanno ottenuto la certificazione di sostenibilità e li ha collegati con ponti naturali volti a ridurre la frammentazione e l’isolamento degli habitat. Gli abitanti, umani e animali, possono così attraversarli senza mai uscire dal verde. Lisbona ha poi avviato una gigantesca opera di piantumazione che ha contribuito a diminuire i livelli di smog e a migliorare sensibilmente la qualità dell’aria.
Come ha più volte sostenuto il neurobiologo Stefano Mancuso, gli alberi giocano un ruolo fondamentale per la riduzione dei livelli di anidride carbonica nelle città. “Non c’è un motivo per cui [le città] non dovrebbero essere completamente ricoperte di piante. Esse producono l’80 per cento della CO2 e rappresentano soltanto l’1,6 per cento delle superfici emerse del pianeta. È ovvio che è lì che bisogna agire”.
Oggi, il 76 per cento dei suoi abitanti vive in aree verdi urbane che, da un lato hanno portato enormi benefici per l’ambiente, dall’altro hanno aumentato notevolmente la qualità della vita dei lisbonesi.
Così la città sognata da Pessoa è diventata realtà per i suoi abitanti, siano essi umani, animali o vegetali.
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