Coronavirus

Coronavirus, i dati e le notizie dall’Italia e dal mondo a 7 mesi dall’inizio dell’emergenza

Facciamo il punto sul coronavirus. Contagi e decessi nei paesi più colpiti e qual è la situazione in Italia. I dati aggiornati a oggi.

Sono passati sette mesi da quando è iniziata l’epidemia di Sars-Cov-2, il nuovo ceppo di coronavirus responsabile della malattia Covid-19. Sette mesi in cui le vite e le abitudini di ogni persona al mondo sono cambiate, all’improvviso, drasticamente. Sette mesi che per molti aspetti ci si vorrebbe lasciare alle spalle. Benché la prima fase, quella dell’emergenza, sia passata e ci si stia avviando verso settimane dedicate alle vacanze e al riposo, non si può – e non si deve – abbassare la guardia. La situazione mondiale ci costringe alla cautela e quello che succederà in futuro dipenderà solamente dal comportamento di ognuno di noi. Nel mondo sono circa 17 milioni le persone che hanno contratto la Covid-19 e quasi 700mila hanno perso la vita.

La pandemia da coronavirus in Italia

L’Italia è stato il primo paese europeo a conoscere e soffrire la morsa della Covid-19. Dai primi casi registrati a Codogno, un paese in provincia di Lodi, alla fine del mese di febbraio, il virus si è diffuso su tutto il territorio nazionale fino a infettare quasi 250mila persone. Circa 35mila hanno perso la vita. Il paese ha scelto da subito di adottare una strategia di lockdown, di isolamento, di quarantena nazionale per contenere il numero dei contagi e ha tempestivamente attivato misure di tracciamento per circoscrivere i casi. La giornata peggiore in termini di decessi è stata quella del 27 marzo, quando 919 persone hanno perso la vita. Le misure di sicurezza hanno dato i loro frutti e il 30 luglio, dopo cinque mesi dal primo caso italiano, i morti sono stati 3.

Fin dai primi momenti, gli italiani hanno scelto di indossare le mascherine contribuendo ad abbassare la curva dei contagi, hanno continuato a portarle anche quando la situazione ha incominciato a migliorare, evitando così una nuova impennata dei contagi. Lo stato di emergenza, che inizialmente doveva durare fino al 31 luglio, è stato prolungato fino al 15 ottobre, per permettere al paese di riprendersi dalla fase più critica e cercare di trovare una nuova normalità.

coronavirus italia cartellone bergamo per ringraziare infermieri
Uno striscione di gratitudine nei confronti del personale sanitario esposto a Bergamo per il loro lavoro contro il coronavirus © Emanuele Cremaschi/Getty Images

La pandemia nel resto d’Europa

Al contrario, la situazione in Europa sembra essere ancora precaria. Benché molti paesi abbiano allentato le misure di lockdown e stiano cercando di tornare lentamente alla vita pre-coronavirus, i contagi non accennano a diminuire, al contrario tornarno ad aumentare.

In Francia, ad esempio, è calato il numero dei ricoveri, ma continua a salire quello dei contagi. Nella settimana tra il 20 e il 26 di luglio è stato registrato un aumento di casi positivi del 54 per cento, specialmente tra i giovani di età compresa tra i 20 e i 30 anni. Alcune città stanno valutando di inserire un obbligo per far indossare le mascherine anche all’aperto.

In Spagna è stato registrato il numero più alto di nuovi infetti (+1153) in 24 ore dal 2 di maggio, quando furono registrate 1178 nuove infezioni. Madrid ha visto quadruplicare i casi in meno di una settimana, passando da 269 registrati il 20 luglio a 1381 il 28.

Ifema Madrid, ospedale coronavirus
La comunità di Madrid e l’Unità militare di emergenza spagnola (Ume) hanno installato un ospedale con 5.500 letti e un’unità di terapia intensiva nel polo fieristico Ifema di Madrid per curare i contagiati da coronavirus © Comunidad de Madrid/Getty Images

Il caso del Regno Unito

Il Regno Unito aveva allentato le misure di lockdown all’inizio del mese, ma a fronte di una nuova ondata di contagi è stato costretto a ristabilirne alcune. Nel nord dell’Inghilterra, ad esempio, sono stati vietati gli spostamenti di oltre 4 milioni di persone, in alcune zone sono stati proibiti gli incontri al chiuso ed è stato intimato di mantenere le distanze. Il ministro della Salute Matt Hancock ha definito queste restrizioni come “assolutamente necessarie”. Ad oggi, i contagi sono quasi 304mila e i decessi più di 46mila.

Il coronavirus nel Regno Unito
Il Regno Unito aveva allentato le misure di lockdown all’inizio del mese, ma a fronte di una nuova ondata di contagi è stato costretto a ristabilirne alcune © Justin Setterfield/Getty Images

Cosa succede negli Stati Uniti, il paese più colpito

Gli Stati Uniti sono in assoluto il paese più colpito dalla pandemia, con quasi 4,5 milioni di contagi e più di 150mila morti. Una cifra enorme se si pensa che le città di Rimini o Cagliari hanno più o meno lo stesso numero di abitanti. Purtroppo, la situazione non accenna a migliorare.

New York, il New Jersey e la California sono i tre stati più colpiti in termini di perdite di vite umane. Il 29 luglio il paese ha registrato un morto per coronavirus al minuto, con 1.461 decessi, il dato più elevato dal 27 maggio, quando le vittime furono 1.484. Il presidente Donald Trump ha passato mesi a minimizzare la portata della pandemia, rifiutandosi di implementare le misure di sicurezza necessarie e di indossare la mascherina di protezione, promuovendo medicinali non approvati dagli esperti sanitari e invogliando gli americani a fare lo stesso.

Alla fine del mese di luglio ha rivisto la sua posizione sulle mascherine, ma ci sono ancora molti dubbi su come deciderà di gestire il resto. Questo atteggiamento nei confronti di una delle più grandi crisi sanitarie ed economiche della storia ha portato a scontri interni con altri politici, rappresentanti degli stati e con la stessa presidente della Camera Nancy Pelosi che ha reso le mascherine obbligatorie al Congresso e ha avvisato che avrebbe rimosso dall’aula chiunque si fosse rifiutato di indossarle.

Il paese sta anche attraversando un’ondata di proteste contro il razzismo e le violenze della polizia, accese il 25 maggio dopo la morte di George Floyd, un cittadino afroamericano soffocato da due agenti durante un arresto. Questa fragile situazione interna si sovrappone alla crisi portata dal coronavirus, gettando il paese in una situazione economica drammatica e collocando gli Stati Uniti in recessione. Nel secondo trimestre dell’anno, quindi tra i mesi di aprile e giugno, il prodotto interno lordo (pil) è crollato del 32,9 per cento, una diminuzione che non si vedeva dalla Seconda guerra mondiale.

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Gli Stati Uniti sono in assoluto il paese più colpito dalla pandemia, con quasi 4,5 milioni di contagi e più di 150mila morti © John Moore/Getty Images

La Covid-19 in America Latina

In totale, in America Latina sono 4 milioni le persone risultate positive al Sars-Cov-2. Il Brasile è il secondo paese più colpito al mondo con quasi 3 milioni di contagi e 91mila decessi. Gli esperti temono che i numeri siano ancora più elevati in quanto il paese non ha effettuato un gran numero di test. Malgrado tutto, il presidente Jair Bolsonaro ha comunque deciso di riaprire i confini a chi arriva in aereo, mettendo fine a un blocco che durava da mesi e che ha fortemente condizionato il mercato del turismo.

Lo stesso Bolsonaro è risultato positivo al coronavirus – anche se ora è guarito – e come Trump, ha minimizzato la gravità del Sars-Cov-2, incoraggiando le persone a vedersi. Il secondo paese più colpito in America Latina è il Messico, con 400mila casi e 45mila morti, numeri che portano il paese al quarto posto al mondo per numero di decessi.

Il Brasile è il secondo paese più colpito al mondo con quasi 3 milioni di contagi e 91mila decessi © Andre Coelho/Getty Images

Il terzo paese più colpito è l’India

L’India è il terzo paese più colpito dalla pandemia e nella giornata di giovedì 30 luglio ha registrato un aumento dei contagi di 50mila persone. È la prima volta che succede dall’inizio dell’emergenza. Il Consiglio per la ricerca medica dell’India ha reso noto che dall’inizio della pandemia sono stati effettuati oltre 16,8 milioni di test. Dati preoccupanti giungono anche da Mumbai, dove gli esperti hanno scoperto che quasi il 60 per cento degli abitanti delle baraccopoli hanno gli anticorpi contro il Sars-Cov-2. I contagi in quella zona stanno diminuendo e c’è chi ipotizza un’eventuale immunità di gregge.

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L’India è il terzo paese più colpito dalla pandemia © Yawar Nazir/Getty Images

Cina

Nel paese da cui è partita l’emergenza sono state contagiate più di 87mila persone e quasi cinquemila hanno perso la vita. Purtroppo, dopo una prima fase di ripresa, i numeri sono tornati a salire in tutta la Cina: per due giorni consecutivi, martedì 28 e mercoledì 29 luglio, il paese ha contato cento nuovi casi, toccando il picco di 127 contagi, il numero più alto da marzo. Per il momento, la maggior parte dei focolai è concentrata nella regione nordoccidentale dello Xinjiang.

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Un cartello che recita “Tieni duro Wuhan” © Spencer Platt/Getty Images

Giappone

Il totale dei contagi in Giappone è di oltre 35mila persone, con più di mille decessi. Giovedì 30 luglio, le autorità hanno registrato un aumento di mille casi per la prima volta dall’inizio dell’emergenza. I nuovi focolai sono sia nelle grandi città come Tokyo che nelle aree più rurali del paese. Fino alla settimana scorsa, la prefettura di Iwate era rimasta l’unica senza contagi, ma sfortunatamente mercoledì 29 è stato registrato il primo caso. Vista la precarietà della situazione interna e internazionale, il paese è stato costretto a rimandare le Olimpiadi di un anno.

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Un annuncio del primo ministro giapponese Shinzo Abe viene proiettato a Tokyo. Il destino dei giochi olimpici è inestricabilmente legato a quello della pandemia di coronavirus © Tomohiro Ohsumi/Getty Images

Russia

La Russia è il quarto paese al mondo per numero di contagi, più di 800mila, e finora ha registrato quasi 14mila decessi. Il presidente Vladimir Putin ha affermato che “la situazione sta migliorando, ma potrebbe comunque ripeggiorare”.

Australia

L’Australia conta quasi 17mila contagi e poco meno di 200 decessi. Victoria è in assoluto lo stato più colpito, con nuovi focolai che hanno colpito le case di riposo e gli uffici. Per paura di una seconda ondata, sono state aumentate le restrizioni, sospese le visite a casa di amici e famigliari, ristabilito il distanziamento sociale e rese obbligatorie le mascherine anche all’esterno.

murale coronavirus australia
Un murale in omaggio al lavoro degli operatori sanitari durante l’emergenza coronavirus in Australia © Robert Cianflone/Getty Images

Vietnam

Il Vietnam è stato a lungo elogiato per la gestione esemplare della pandemia. In un paese di 96 milioni di abitanti sono stati registrati solamente 509 casi e fino a ieri, nessun decesso – un uomo di 70 anni ha perso la vita nei giorni scorsi dopo aver contratto la Covid-19, ma è l’unica vittima registrata. La strategia vincente si è basata su tre pilastri: un massiccio utilizzo dei test, una metodica ricerca dei contatti dei casi positivi e una rigorosa procedura di quarantena per i contagiati. In questo modo il paese non solo ha evitato una seconda ondata, ma ha saputo contenere anche la prima fase di emergenza.

poliziotti vietnamiti sostano davanti a frontiera con villaggio dove è scoppiata epidemia di coronavirus
Il Vietnam è stato a lungo elogiato per la gestione esemplare della pandemia © Nhac Nguyen/Afp via Getty Images

È chiaro che la pandemia sia lungi dal potersi definire sconfitta. La situazione è migliorata in questi mesi, specialmente in Italia, ma per far sì che non peggiori di nuovo nei mesi in cui l’inverno tornerà nel nostro continente, che non si ripiombi nell’oscurità di marzo e aprile, c’è bisogno del buon senso di tutti.

Il mese di agosto è spartiacque nelle vite degli italiani: arrivano le ferie, si va al mare, ci si rilassa. È un’occasione per evadere dalla situazione in cui ci si trova da mesi. Ma non dobbiamo dimenticare che il coronavirus è ancora presente e che quello che succederà in futuro, dipenderà solamente dalle scelte che faremo oggi.

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